Posted by: thenonexistentknight | April 5, 2011

ATTACCO NUCLEARE PROGRAMMATO DELL’ AMERICA SULLA LIBIA ?

ATTACCO NUCLEARE PROGRAMMATO DELL’ AMERICA SULLA LIBIA ?
Postato il Sabato, 02 aprile @ 15:38:51 CDT di davide

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Una guerra in Libia è stata nei piani del Pentagono per più di 20 anni. L’utilizzo di armi nucleari nei confronti della Libia fu preso in considerazione, per la prima volta, nel 1997.

Il 14 aprile 1986, Ronald Reagan ordinò una serie di bombardamenti contro la Libia sotto la voce “Operazione El Dorado Canyon”, per rappresaglia contro un presunto attentato terroristico, appoggiato dalla Libia, in una discoteca di Berlino. Il pretesto era una montatura. Durante questi raid aerei, che furono condannati da Francia e Italia, la residenza di Gheddafi fu bombardata e morì la sua figlia minore.
A malapena riconosciuto dai media occidentali, un attacco pianificato sulla Libia con armi nucleari, è stato preso in considerazione dall’amministrazione Clinton nel 1997, al culmine dello scandalo Monica Lewinsky.

Il Dipartimento della Difesa aveva sviluppato una nuova generazione di armi nucleari tattiche bunker buster da usare in Medio Oriente e Asia centrale:

“Gli Ufficiali militari e i direttori dei laboratori americani di armi nucleari [avevano] esortato gli Stati Uniti a sviluppare una nuova generazione di armi nucleari di precisione a basso potenziale … che avrebbero potuto essere utilizzate in conflitti convenzionali con paesi del terzo mondo.” (Federation of American Scientists , 2001, enfasi aggiunta)

La B61-11, arma a testata nucleare che puo penetrare nel terreno, non era stata testata. Faceva parte della serie B61, insieme alla cosiddetta testata nucleare a “basso rendimento”. Secondo fonti militari americane: “Se usato in Corea del Nord, il fallout radioattivo [della B61-11] potrebbe sconfinare nei paesi vicini, come il Giappone”. (B61-11 Earth-Penetrating Weapon, Globalsecurity.org).La B61-11 versione della B61 che puo penetrare nel terreno è stata configurata inizialmente per avere un “basso” rendimento di 10 kiloton, 66,6 per cento della bomba di Hiroshima, per operazioni militari post-Guerra Fredda in Medio Oriente e Asia Centrale.

Il Piano del Pentagono per un bombardamento atomico sulla Libia

L’arma nucleare tattica B61-11 fu presa in considerazione dal Pentagono per essere utilizzata nel 1997 contro il “regime di Gheddafi”:

“Alti funzionari del Pentagono accesero una polemica alla fine di aprile [1997], suggerendo che l’arma nucleare con capacità di penetrare nel terreno] [sarebbe stata presto disponibile per un possibile uso contro una sospetta fabbrica chimica sotterranea in costruzione da parte della Libia a Tarhunah. Questa malcelata minaccia avvenne appena undici giorni dopo che gli Stati Uniti avevano firmato il Trattato African Nuclear Weapons Free Zone, destinato a proibire ai firmatari di usare o minacciare di usare armi nucleari contro qualsiasi altro firmatario, compresa la Libia “. (David Muller, Penetrator N-Bombs, International Action Center, 1997)

Tarhunah ha una popolazione di oltre 200.000 persone, uomini, donne e bambini. Si trova a circa 60 km a est di Tripoli. Se questa “bomba umanitaria” (con una “rendimento” o capacità esplosiva di due terzi della bomba di Hiroshima) fosse stata lanciata su questo “sospetto” impianto WMD, avrebbe provocato decine di migliaia di morti, per non parlare del fallout radioattivo…

L’uomo dietro a questo progetto diabolico per bombardare la Libia era l’Assistente Segretario alla Difesa Harold Palmer Smith Junior. “Anche prima dell’entrata in funzione della B61, la Libia era stata identificata come un potenziale obiettivo”. (Bollettino degli Scienziati Atomici – settembre/ottobre 1997 , p. 27, enfasi aggiunta)

Harold Palmer Smith era stato nominato dal presidente Bill Clinton per sorvegliare programmi di difesa nucleare, chimica e biologica con particolare attenzione alla “riduzione e mantenimento dell’arsenale di armi nucleari degli Stati Uniti”. Fin dall’inizio, il suo vero mandato, non era “ridurre”, ma “incrementare” l’arsenale nucleare, promuovendo lo sviluppo di una nuova generazione di mini-bombe “innocue” da usare nel teatro di guerra mediorientale.

Harold Palmer Smith Junior

“Testare” la Bomba Nucleare B61-11 su un paese reale

L’obiettivo del Dipartimento della Difesa dietro consiglio di Harold Smith era quello di “testare” più velocemente e direttamente la bomba nucleare B61-11 su un paese vero e proprio:

Cinque mesi dopo aver chiesto un’accelerazione del programma di produzione della B61-11, [l’Assistente Segretario alla Difesa] Harold Smith dichiarò pubblicamente che l’Air Force avrebbe usato la B61-11 [arma nucleare] contro il presunto impianto sotterraneo di armi chimiche della Libia a Tarhunah, se il Presidente avesse deciso che l’impianto doveva essere distrutto.”Non possiamo mettere [Tarhunah] fuori uso utilizzando solo armi convenzionali,” disse Smith alla Associated Press. La B61-11 “sarebbe l’arma nucleare preferita”, disse Jane’s Defence Weekly.

Smith rilasciò la dichiarazione in un’intervista, nel corso di una colazione con i giornalisti, dopo che il segretario alla Difesa William Perry, in precedenza, aveva detto ad un’audizione su armi chimiche e biologiche presso la Commissione per le Relazioni Estere del Senato, che gli Stati Uniti mantenevano l’opzione di usare armi nucleari contro i paesi armati con armi chimiche e biologiche.
( http://www.nukestrat.com/us/afn/B61-11.htm, enfasi aggiunta)

Mentre il Pentagono più tardi negò la sua intenzione di bombardare l’impianto libico di Tarhunah, confermò comunque che “Washington non esclude l’uso di armi nucleari [contro la Libia]”. (Ibid., enfasi aggiunta).

Bombe nucleari e mini-bombe nucleari: Iraq e Afghanistan

L’esercito americano sostiene che le “mini-bombe nucleari” sono “bombe umanitarie” che minimizzano i “danni collaterali”. Secondo il parere scientifico del Pentagono, sono “innocue per la popolazione civile circostante perché l’esplosione avviene sotto terra”

La B61-11 è una vera e propria bomba termonucleare, un’arma di distruzione di massa (WMD), nel vero senso della parola.

I documenti militari distinguono tra bombe Nuclear Earth Penetrator (NEP) e “mini-atomiche”, che sono armi nucleari con una potenza inferiore a 10 kilotoni (due terzi della bomba di Hiroshima). La NEP può avere un rendimento fino a 1000 chilotoni, cioè settanta volte la bomba di Hiroshima.

Questa distinzione tra mini-atomiche e NEP è per molti aspetti fuorviante. In pratica non c’è linea di demarcazione. Si tratta largamente dello stesso tipo di armamenti: la B61-11 ha parecchie “potenze disponibili”, da “basso rendimento” meno di un kiloton, fascia media, fino alla bomba da 1.000 kiloton.

In tutti i casi, il fallout radioattivo è devastante. Inoltre, la serie di armi termonucleari B61 comprende diversi modelli con caratteristiche ben distinte: la B61-11, la B61-3, B61-4, B61-7 e B61-10. Ognuna di queste bombe ha parecchie “potenze disponibili”.

Quella prevista per l’attuale teatro è una bomba a “basso rendimento” da 10 kt, due terzi della bomba di Hiroshima.

L'”Opzione nucleare” del 1997 per la Libia, aveva preparato il terreno …

Né Bush né le amministrazioni di Obama hanno escluso l’uso di ordigni termonucleari bunker-buster nel teatro di guerra mediorientale. Queste armi sono state specificamente sviluppate per l’utilizzo in “conflitti convenzionali con paesi del terzo mondo” post Guerra Fredda. Sono state approvate per l’uso nel teatro di guerra convenzionale dal Senato degli Stati Uniti nel 2002, in seguito all’adozione della Nuclear Posture Review del 2001.

Nel mese di ottobre 2001, sulla scia dell’11/9, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld auspicò l’uso della B61-11 in Afghanistan. Gli obiettivi indicati erano le caverne bunker di Al Qaeda nelle montagne di Tora Bora.

Rumsfeld affermò allora che, nonostante le bombe “convenzionali” bunker-buster “‘sarebbero in grado di fare il lavoro … lui non escludeva l’eventuale utilizzo di armi nucleari.” (Citato dallo Houston Chronicle, 20 ottobre 2001, enfasi aggiunta).

L’uso della B61-11 fu preso in considerazione anche durante il bombardamento e l’invasione dell’Iraq del 2003. A questo proposito, la B61-11 è stata descritta come “una precisa arma nucleare a basso potenziale che puo penetrare nel terreno contro obiettivi sotterranei di alto valore”, che comprendevano i bunkers sotterranei di Saddam Hussein:

“Se Saddam era senza dubbio l’obiettivo di più alto valore in Iraq, allora era l’occasione giusta per l’utilizzo di un’arma nucleare come la B61-11 per assicurare la sua uccisione e decapitare il regime.” (Defense News, 8 dicembre 2003, il corsivo )

“Tutte le opzioni sono sul tavolo” … pura follia. Bombe nucleari per attuare il “cambiamento di regime” … Quello che Rumsfeld aveva proposto, come parte di un “mandato umanitario”, fu l’uso di una bomba nucleare per “fare fuori” il presidente di un paese straniero.
(Nota dell’autore: non esiste prova documentale che la B61-11 sia stata utilizzata contro l’Iraq).

Un attacco nucleare alla Libia è ancora sul Tavolo da Disegno del Pentagono?

“La Coalizione dei volenterosi” sotto mandato USA-NATO è attualmente impegnata in una “guerra umanitaria” alla Libia per “proteggere la vita dei civili innocenti”.
L’uso di una bomba nucleare è escluso sotto la dottrina Responsabilità di Proteggere R2P dell’alleanza?

La dottrina sul nucleare dell’amministrazione Bush nel 2001 conteneva specifiche “linee guida” in materia di attacchi nucleari “preventivi” contro diversi paesi nella più vasta regione del Medio Oriente, dell’Asia centrale, che non includevano esplicitamente la Libia.
Come rivelato da William Arkin nei primi mesi del 2002, “L’amministrazione Bush, in una segreta revisione politica … [aveva] ordinato al Pentagono di progettare piani di emergenza per l’uso di armi nucleari [La Nuclear Posture Review 2001 approvata dal Senato a fine 2002] contro almeno sette paesi, nominando non solo la Russia e l'”asse del male” – Iraq, Iran e Corea del Nord – ma anche Cina, Libia e Siria. (Cfr. William Arkin, “pensare l’impensabile”, Los Angeles Times, 9 marzo 2002)

Inoltre, al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è stato detto di prepararsi alla possibilità che le armi nucleari possano essere necessarie in qualche futura crisi arabo-israeliana. Si devono sviluppare piani per l’utilizzo di armi nucleari per rappresaglia contro attacchi chimici o biologici, così come “sorprendenti sviluppi militari” di natura non specificata. Queste e una serie di altre direttive, comprese le richieste per lo sviluppo di mini-bombe anti-bunker e armi nucleari che riducono i danni collaterali, sono contenute in un documento ancora riservato chiamato il Nuclear Posture Review (NPR), che è stato consegnato al Congresso l’8 Gennaio. (Ibid.)

La dottrina nucleare preventiva (DJNO) – approvata dall’amministrazione Obama – consente l’uso preventivo di armi termonucleari in teatri di guerra convenzionali nei confronti di “stati canaglia”. Mentre le “linee guida” non escludono altre (molto più devastanti) categorie di armi atomiche dell’arsenale nucleare USA/NATO, gli “scenari” del Pentagono in Medio Oriente e Nord Africa sono attualmente limitati all’uso di armi tattiche nucleari, compresa la bomba bunker buster B61-11.

Il fatto che la Libia era stata individuata dal Pentagono per un possibile “test” della mini-bomba nel 1997 è stato un elemento significativo nella formulazione della Nuclear Posture Review (NPR) del 2001.

Vale la pena notare che le armi nucleari tattiche B61 sono in possesso anche dei partners dell’America che sono nella NATO: cinque “stati non-nucleari” europei, tra cui Belgio, Olanda e Italia, che stanno partecipando direttamente alla campagna di bombardamento della Libia, hanno mini-bombe B61 stoccate e distribuite sotto il comando nazionale nelle loro rispettive basi militari. (Michel Chossudovsky, I cinque “Stati Europei con Armi Nucleari non dichiarate”, 10 febbraio 2010)

Queste mini-bombe situate in Europa sono destinate ad obiettivi in ​​Medio Oriente. Mentre la Libia non è menzionata, secondo “piani d’attacco NATO”, le bombe termonucleari “bunker buster” B61 che sono in Europa potrebbero essere lanciate “contro obiettivi in Russia o nei paesi del Medio Oriente come la Siria e l’Iran” (citato in National Resources Defense Council , le armi nucleari in Europa, febbraio 2005).

Nel contesto della guerra in corso contro la Libia, “tutte le opzioni sono sul tavolo”, compresa l’opzione nucleare preventiva, come parte di un “mandato umanitario” per proteggere la vita di civili innocenti.

Nel 2007, è stato rivelato un piano segreto STRATCOM del 2003, che ha confermato la decisione di Washington di attuare attacchi nucleari preventivi contro l’Iran, la Siria e la Libia. Mentre i concetti e le ipotesi di questo documento sono stati ricavati dalla NPR del 2001, il Piano Strategico formulato dal quartier generale del comando (USSTRATCOM) si è concentrato concretamente sulle questioni di attuazione.

L’uso di armi nucleari, compresa la B61-11 contro la Libia nel corso dell’attuale campagna militare, come inizialmente previsto dal Dipartimento della Difesa nel 1997 e successivamente incorporata nella Nuclear Posture Review (NPR) non può, pertanto, essere esluso.

Versione originale:

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24049″>Global Research
30.03.2011

Versione italiana:

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2011/04/attacco-nucleare-programmato-dell-sulla.html
2.04.2011

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

Posted by: thenonexistentknight | April 5, 2011

I MILIARDARI AUMENTANO, LE DISEGUAGLIANZE SI FANNO PIU’ PROFONDE

MENTRE LE ECONOMIE “RECUPERANO”

DI JAMES PETRAS
dissidentvoice.org

I salvataggi delle banche, degli speculatori e dei costruttori sono serviti per i loro veri scopi: i multi-milionari sono diventati prima miliardari e poi multi-miliardari. Secondo il rapporto annuale della rivista di business Forbes ci sono 1.210 persone – e in molti casi, clan familiari – con un patrimonio netto di 1 miliardo di dollari (o più). Il patrimonio netto totale è di 4000 miliardi di dollari, 500 miliardi di dollari superiore al patrimonio combinato di 4 miliardi di persone nel mondo. L’attuale concentrazione di ricchezza supera qualsiasi periodo precedente della storia, dal re Mida, ai Maharajah e ai Robber Barons (in inglese baroni ladroni, designava degli imprenditori e banchieri che ammassavano grandi quantità di denaro, costruendosi delle enormi fortune personali, solitamente attraverso la concorrenza sleale NdT) fino ai recenti magnati di Wall Street e della Silicon Valley di questo decennio.

L’analisi della fonte di ricchezza dei super-ricchi, la distribuzione nell’economia mondiale e le modalità di accumulo evidenziano alcune differenze importanti con grandi conseguenze politiche. Si procederà ad individuare queste caratteristiche specifiche dei super-ricchi, a cominciare dagli Stati Uniti e in seguito con l’analisi del resto del mondo.

I super-ricchi negli Stati Uniti: i più grandi parassiti viventi

Gli Stati Uniti hanno il più grande numero dimiliardari al mondo (413), più di un terzo del totale, la percentuale più grande tra i “grandi paesi” nel mondo. Uno sguardo più attento rivela inoltre che tra i primi 200 miliardari (quelli con 5,2 miliardi dollari e oltre) ci sono 57 provenienti dagli Stati Uniti (29%). Oltre un terzo hanno fatto la loro fortuna attraverso l’attività speculativa, predatori per l’economia produttiva e sfruttatori della proprietà e del mercato azionario. Questa è la percentuale più alta di tutti i paesi principali in Europa o in Asia (con l’eccezione dell’Inghilterra). L’enorme concentrazione di ricchezza nelle mani di questa minuscola classe dirigente parassita è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti hanno le peggiori diseguaglianze di qualsiasi economia avanzata e tra le peggiori in tutto il mondo. Gli speculatori non impiegano mano d’opera, essi assicurano scappatoie fiscali e salvataggi e quindi premono per tagli al bilancio sociale, in quanto non richiedono una forza lavoro sana e istruita (fatta eccezione per una ristretta elite).

Nel 1976 l’1% deteneva il 20% della ricchezza, nel 2007 controllano il 35% della ricchezza totale. L’ottanta per cento degli americani possiedono solo il 15% della ricchezza. Le recenti crisi economiche, che inizialmente hanno ridotto la ricchezza totale del Paese, lo hanno fatto in modo irregolare – colpendo soprattutto la maggioranza dei lavoratori dipendenti. Il piano di salvataggio Bush-Obama ha portato alla ripresa economica, non dell’”economia in generale”, ma si limitava a migliorare ulteriormente la ricchezza dei miliardari – il che spiega perché il tasso di disoccupazione e sottoccupazione è aumentato, perché il debito fiscale e deficit commerciale cresce e lo Stato abbassa le imposte sulle società e taglia i bilanci federali, statali e comunali. Il settore “dinamico”, composto di capitalisti parassitari impiega pochi operai, non esporta prodotti, paga meno tasse e impone maggiori tagli alla spesa sociale per i lavoratori produttivi. Nel caso dei miliardari americani, la loro ricchezza è in gran parte maturata attraverso il saccheggio del tesoro dello Stato e dell’economia produttiva e attraverso la speculazione nel settore della tecnologia informatica, che ospita un quinto dei grandi miliardari.

I nuovi miliardari del BRIC: sfruttare lavoro e natura

I principali paesi emergenti del capitalismo, Brasile, Russia, India e Cina (BRIC), acclamati dai mass media per la loro rapida crescita negli ultimi dieci anni stanno producendo miliardari a un ritmo più veloce di ogni blocco di Paesi nel mondo. Secondo gli ultimi dati di Forbes (Marzo 2011), il numero dei miliardari nel BRIC è aumentato oltre il 56% da 193 nel 2010 a 301 nel 2011, superando l’Europa. La forte crescita del BRIC ha portato alla concentrazione e centralizzazione del capitale, in ogni caso promossi da politiche statali che forniscono prestiti agevolati, sovvenzioni, incentivi fiscali, sfruttamento illimitato delle risorse naturali e del lavoro, favorendo la spoliazione dei piccoli proprietari immobiliari e la dismissione delle imprese di proprietà pubblica.

La crescita dinamica dei miliardari nel BRIC ha portato alle disuguaglianze più eclatanti del mondo. Tra i Paesi del BRIC, la Cina apre la strada con il maggior numero di miliardari (115) e la peggiore delle disuguaglianze in tutta l’Asia, in netto contrasto con il suo passato comunista, quando era il paese più egualitario del mondo. L’esame della fonte della ricchezza di super ricchi della Cina dimostra che essa è stata provocata dallo sfruttamento del lavoro nel settore manifatturiero, la speculazione nel settore immobiliare, quello delle costruzioni e del commercio. La Cina ha sorpassato gli Stati Uniti come maggior produttore al mondo nel 2011, a causa del super-sfruttamento del lavoro in Cina e la crescita del capitale finanziario parassitario negli Stati Uniti.

A differenza degli Stati Uniti, la classe operaia cinese sta facendo una significativa intromissione nella speculazione della sua elite produttiva e immobiliare. A seguito della lotta di classe, i salari sono cresciuti dal 10% al 20% negli ultimi 5 anni; le proteste da parte di agricoltori e famiglie urbane contro gli sfratti sanciti dallo Stato degli speculatori immobiliari hanno superato le 100.000 all’anno. La ricchezza dei miliardari russi dall’altro risulta dal furto violento delle risorse pubbliche (petrolio, gas, alluminio, ferro, acciaio, ecc) sviluppato dal precedente regime comunista. La grande maggioranza dei miliardari russi dipende dalle esportazioni di prodotti, saccheggiando e devastando l’ambiente naturale nel quadro di un regime corrotto e deregolamentato. Il contrasto di vita e di lavoro tra i miliardari orientati verso l’occidente e la classe operaia russa è in gran parte il risultato del travaso della ricchezza su conti all’estero, gli investimenti offshore, e gli straordinari lussi personali, tra cui proprietà immobiliari da milioni di dollari. A differenza dell’elite industriale cinese, i miliardari russi somigliano ai parassiti che vivono di rendita fra speculatori di Wall Street e gli sceicchi del Golfo Persico. I miliardari indiani sono una combinazione di vecchi e nuovi ricchi che disegnano la loro ricchezza sfruttando i lavoratori a basso salario, espropriando le baraccopoli e i villaggi tribali, così come diversificando le aziende nel settore immobiliare, IT e software.In India i miliardari hanno accumulato le loro ricchezze attraverso i loro legami di parentele ai vertici più alti molto corrotti della classe politica, garantendo dei monopoli attraverso cntratti di Stato. La forte crescita in India negli ultimi dieci anni (in media del 7%) e la crescita della miliardari verso l’alto fino a 55 entro il 2011, sono entrambi legati alle politiche neoliberiste di deregolamentazione, la privatizzazione e la globalizzazione, che hanno concentrato la ricchezza in cima, indebolito i piccoli produttori e colpito decine di milioni di diseredati.

La classe dei miliardari del Brasile è cresciuta molto rapidamente, a 29 da un numero a una sola cifra di un decennio prima soprattutto con la leadership del Partito dei Lavoratori,. Oggi più di due terzi dei miliardari in America latina sono brasiliani. Il fulcro della ricchezza dei super-ricchi del Brasile è il settore finanziario-bancario, che ha tratto enormi benefici dalle politiche monetarie, fiscali e neo-liberale del governo di Lula Da Silva. I banchieri miliardari sono stati i principali beneficiari dell’economia di esportazione agro-minerale, che ha prosperato negli ultimi dieci anni, a scapito del settore manifatturiero. Malgrado le proteste da parte dei leader del Partito dei Lavoratori, le disuguaglianze di classe tra la massa dei lavoratori a salario minimo (380 dollari al mese a partire dal marzo 2011) e i super-ricchi continua a peggiorare in America Latina. L’analisi della fonte di ricchezza tra miliardari brasiliani rivela che il 60% di loro hano maturato la loro ricchezza nel settore finanziario, immobiliare e assicurativo (FIRE-Finance, Real Estate, Insurance) e solo uno (pari al 3%) nel settore dei capitali o dell’intermediazione del settore manifatturiero. Il boom della crescita economica del Brasile e dei suoi miliardari si adatta al profilo di un ‘«economia coloniale’: con consumi vistosi, esportazioni di materie prime e presieduto da un settore finanziario dominante che promuove le politiche neo-liberali. Nel corso degli ultimi dieci anni, nonostante la teatralità della politica populista e paternalista dei programmi contro la povertà promossa dal Partito dei Lavoratori di “centro-sinistra”, il principale risultato socio-economico è stata la crescita di una classe di “super-ricchi” miliardari concentrati nel settore bancario con potenti collegamenti nei i settori agro-minerale. Il libero mercato di alta classe di crescita finanziario-agro-minerale ha degradato il settore manifatturiero, in particolare prodotti tessili e calzature, così come i capitali e i produttori di beni intermedi.

Il BRIC sta producendo di più e crescendo più rapidamente delle potenze imperiali in Europa e negli Stati Uniti, ma stanno anche producendo mostruose disuguaglianze e concentrazioni di ricchezza. Le conseguenze socio-economiche si sono già manifestate in crescenti conflitti di classe in particolare in Cina e in India, lo sfruttamento intensivo e gli espropri hanno provocato un’azione di massa. L’élite politica cinese sembra essere la più consapevole della minaccia politica rappresentata dalla crescente concentrazione della ricchezza e si trova al centro di una promozione di consistenti aumenti salariali e dell’aumento del consumo locale, che sembra essere la causa dell’abbassamento dei margini di profitto di alcuni settori della elite manifatturiera. Forse la ‘memoria storica’ della “rivoluzione culturale ‘e l’eredità maoista gioca un ruolo nel richiamare l’attenzione dei dell’élite politica sui pericoli derivanti dagli “eccessi del capitalismo” associati agli elevati livelli di sfruttamento e alla rapida crescita di una classe di miliardari basati su collegamenti politici.

Medio Oriente:

Negli ultimi dieci anni il Paese più dinamico del Medio Oriente è stato la Turchia. Guidata da un regime liberal-democratico di ispirazione islamica, la Turchia ha portato la regione alla crescita del PIL e alla produzione di miliardari.

La performance economica turco è stata presentata dalla Banca Mondiale e dal FMI come un modello per i regimi post-dittatoriali nel mondo arabo-‘ad alta crescita’, un’economia diversificata basata sulla concentrazione crescente della ricchezza. La Turchia ha il 35% in più (37) di miliardari rispetto al Golfo e agli Stati nordafricani combinati (24). Il ‘segreto’ della crescita turca è l’alto tasso di investimenti in diversi settori e lo sfruttamento intensivo della manodopera. Molti miliardari turchi (14) traggono la loro ricchezza attraverso i ‘conglomerati’, gli investimenti in diverse produzioni manufatturiere, nella finanza e nelle costruzioni. Oltre ai ‘miliardari dei conglomerati,’ ci sono ‘miliardari specialisti’ che hanno accumulato ricchezza dal settore bancario, dalle costruzioni e le produzioni alimentari. Uno dei motivi per cui la Turchia ha redarguito e sfidato il potere israeliano in Medio Oriente, è perché i suoi capitalisti sono desiderosi di progettare investimenti e penetrare i mercati del mondo arabo. Oltre al sistema politico statunitense altamente “sionizzato”, le classi dirigenti e il pubblico in Europa e in Asia hanno guardato con favore l’opposizione della Turchia per i massacri di Israele a Gaza e la violazione del diritto internazionale in alto mare. Se un moderno regime islamico liberale può crescere rapidamente grazie alla rapida espansione di una classe differenziata di super-ricchi, così fa Israele, uno Stato moderno giudaico-neo-liberal basato sulla rapida crescita di una classe altamente diversificata di miliardari. Israele, con 16 miliardari è un paese con le disuguaglianze di classe in più rapida crescita nella regione – con il tasso pro-capite di miliardari più alto del mondo … I ‘settori di crescita’ di Israele, ovvero il software, le industrie militari, finanziarie, assicurative, i diamanti e gli investimenti all’estero in metalli e miniere sono guidati da miliardari e multi-miliardari che hanno beneficiato di dispense finanziarie indotte dal sionismo per mezzo del saccheggio degli Stati Uniti delle risorse della ex-URSS e del trasferimento di fondi da oligarchi russo-israeliani in joint venture con miliardari ebrei americani, in società di software, soprattutto nel settore della “sicurezza”. L’alta percentuale di miliardari in Israele in un momento di forti tagli alla spesa sociale smentisce la sua pretesa di essere una ‘democrazia sociale’ tra ‘sceiccati.’ arabi. Da registrare che Israele ha il doppio dei miliardari (16 ) dell’Arabia Saudita (8) e più super-ricchi rispetto ai paesi dell’intero Golfo (13). Il fatto che Israele ha più miliardari pro capite rispetto a qualsiasi altro paese non ha impedito ai suoi sostenitori sionisti negli Stati Uniti di fare pressioni per ulteriori 20 miliardi di aiuti per il prossimo decennio.

A differenza del passato, la concentrazione della ricchezza di oggi in Israele ha meno a che fare con il suo essere il maggior beneficiario degli aiuti stranieriI sussidi ricevuti da Israele sono un problema politico: il potere sionista sul portafoglio del Congresso. Data la ricchezza totale dei miliardari di Israele, un’imposta del cinque per cento compenserebbe più dell’eventuale taglio degli aiuti esteri degli Stati Uniti. Ma questo non accade semplicemente perché il potere sionista in America impone che i contribuenti degli Stati Uniti sovvenzionino i plutocrati in Israele pagando per le loro armi offensive.

Conclusione

Le “crisi economiche” del 2008-2009 hanno inflitto perdite solo temporanee ad alcuni miliardari (USA-UE), e non ad altri (Asia). Grazie a salvatagg di migliaia di miliardi di dollari /euro/yen, la classe dei miliardari si è ripresa e ampliata, anche se i salari negli Stati Uniti e in Europa ristagnano e i ‘tenori di vita’ sono colpiti dai tagli massicci in sanità, istruzione, occupazione e servizi pubblici.

Ciò che colpisce è come il recupero, la crescita e l’espansione dei miliardari del mondo e la loro accumulazione di ricchezza sia dipendente e basata sul saccheggio delle risorse dello Stato; quante delle loro fortune erano basate su politiche neo-liberal che hanno portato all’acquisizione a prezzi stracciati delle imprese pubbliche privatizzate; come la deregolamentazione di Stato permette di depredare l’ambiente per estrarre risorse a più alto tasso di rendimento; come lo Stato ha promosso l’espansione delle attività speculative nel settore immobiliare, della finanza e degli hedge fund, incoraggiando nel contempo la crescita dei monopoli, oligopoli e conglomerati che hanno catturato “super-profitti” – tassi sopra il ‘livello storico’. I Miliardari nel BRIC e nei centri di età imperiale (Europa, Stati Uniti e Giappone) sono stati i beneficiari delle principali riduzioni fiscali e dell’eliminazione di programmi sociali e dei diritti del lavoro.

Ciò che è assolutamente chiaro è che è lo Stato, non il mercato, che svolge un ruolo essenziale nel facilitare la massima concentrazione e centralizzazione della ricchezza nella storia del mondo, sia nel facilitare il saccheggio del Tesoro e dell’ambiente che intensificando lo sfruttamento diretto e indiretto del lavoro. Le variazioni nei percorsi della condizione di ‘miliardario’ sono impressionanti: negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il settore parassitario-speculativo prevale sulla produttività; tra i BRIC – con l’eccezione della Russia – sono diversi i settori predominanti che incorporano miliardari, come manufatturiero, software, finanza e agro-minerale. In Cina l’abissale divario economico tra i miliardari e la classe operaia, tra gli speculatori edilizi e gli espropriati per la casa sta portando ad aumentare il conflitto di classe e le sfide, forzando un significativo aumento dei salari (oltre il 20% degli ultimi 3 anni) e le richieste di aumento della spesa pubblica in materia di istruzione, sanità e alloggi. Niente di comparabile sta avvenendo negli Stati Uniti, Unione europea, o altrove nel BRIC.

Le fonti di ricchezza dei miliardari, sono, al massimo, solo in parte dovute ‘innovazioni imprenditoriali’. La loro ricchezza può essere iniziata, in una fase precedente, con la produzione di beni e servizi utili, ma come le economie capitaliste “maturano” e si spostano verso la finanza, i mercati d’oltremare e la ricerca di maggiori profitti attraverso l’imposizione di politiche neo-liberali, così il profilo economico del miliardario si sposta verso il modello parassitario degli affermati centri imperiali.

I miliardari nel BRIC, Turchia e Israele sono nettamente in contrasto con i miliardari del petrolio in Medio Oriente che vivono ‘della rendita’ (rentiers) del petrolio e gas e sfruttando gli investimenti all’estero in particolare nel settore FIRE. Tra i BRIC, solo gli oligarchi miliardari russi somigliano ai rentiers del Golfo. Il resto, soprattutto i miliardari cinesi, indiani, brasiliani e turchi hanno approfittato delle politiche industriali promosse dallo Stato per concentrare la ricchezza sotto la retorica dei ‘campioni nazionali’, promuovere i propri ‘interessi’ in nome di una “economia emergente di successo”. Ma la domande di base rimane: “la crescita di chi e a beneficio di chi?” Finora i precedenti storici mostrano che la crescita dei miliardari è stata basata su un’economia altamente polarizzata in cui lo Stato serve allo scopo della nuova classe di miliardari, che siano speculatori parassitari come negli Stati Uniti, rentiers saccheggiatori dello Stato e dell’ambiente come in Russia e gli stati del Golfo o sfruttatori di manodopera come nel BRIC.

Poscritto

La rivolta araba può essere vista in parte come un tentativo di rovesciare i ‘ clan capitalisti di rentier’. l’intervento occidentale nelle rivolte e il sostegno delle élite militari e politiche alle ‘opposizioni’ sono un tentativo di sostituire una classe dominante capitalista ‘neo-liberal’. Questa ‘nuova classe’ sarebbe fondato sullo sfruttamento del lavoro e l’esproprio dei clan di parenti e amici, correnti proprietari delle risorse. Le principali imprese sarebbero trasferite alle multinazionali e a capitalisti locali. Molto più promettenti sono le lotte interne alle classi lavoratrici in Cina e in minor misura in Brasile e i movimenti tribali di base rurale dei contadini maoisti in India che si oppongono allo sfruttamento capitalistico e agli espropri dei rentiers.

James Petras
Fonte: http://dissidentvoice.org/2
Link: http://dissidentvoice.org/2011/03/billionaires-flourish-inequalities-deepen-as-economies-“recover”/
24.03.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

Posted by: thenonexistentknight | April 5, 2011

Giappone: incubo senza fine

DI MIKE ADAMS
naturalnews.com

Intanto si reclutano squadre suicide per partecipare alle operazioni.

La catastrofe di Fukushima continua a evolvere verso il peggio. Ecco gli ultimi sviluppi:

⁃ Secondo un esperto nucleare potrebbero occorrere da 50 a 100 anni per far scendere la temperatura delle barre d’uranio a un livello che consenta di trasferirle dal sito della centrale. Si dovrà continuare a inondarle con acqua di mare che sarà riversata nell’oceano dopo essersi caricata di radioattività. Si prospetta quindi una fuga radioattiva di forse un secolo.
(http://www.abc.net.au/news/stories)

⁃ La falda acquifera sotto gli impianti di Fukushima fa rilevare un livello di radioattività 10’000 volte superiore a quello normalmente consentito dalle autorità governative. Proviene da iodio-131 misurato 15 metri sotto uno dei reattori.
(http://cbsnews.com/stories/2011)

– Avrete forse già saputo che si è tentato di ricorrere ai robot per risolvere la crisi di Fukushima, ma senza successo.
Ma perché usare dei robot quando si possono pagare esseri umani per fare questo lavoro mortalmente rischioso ?
L’agenzia Reuters riferisce che un compagnia americana sta già reclutando negli Stati Uniti lavoratori disposti a lavorare sul sito di Fukushima con gli specialisti che tentano di salvare i reattori.
(http://ca.news.yahoo.com/exclusive).

Ma che cosa può spingere una persona ad accettare un lavoro del genere ? Semplice: basta offrire un lauto compenso.
Naturalmente, ci si potrebbe chiedere come questi uomini pensano di potersi godere i lauti guadagni una volta devastati dalle radiazioni. Certo che se gli dessero anche solo un dollaro per ogni millirem di radiazioni assorbite, potrebbero diventare i nuovi milionari di Fukushima.

⁃ La più grande autopompa da cemento del mondo è stata spedita in Giappone nel quadro di un progetto che verosimilmente decreterà la definitiva disattivazione di Fukushima
(http://chronicle.augusta.com/latest)

Infatti, il solo motivo per cui può occorrere una tale quantità di cemento è che si voglia costruire un gigantesco mausoleo, nello stile di Chernobyl, che inghiottirà l’intera centrale di Fukushima. Ma chi continuerà ad innaffiare le barre di combustibile nucleare per non far salire la temperatura ? Nessuno lo sa…

⁃ ⁃ In seguito al disastro di Fukushima, Tokyo conoscerà una serie di blackout per tutta la prossima estate. La quantità di corrente elettrica fornita a Tokyo è già stata ridotta del venti per cento circa.
(http://edition.cnn.com/2011/WORLD/)

⁃ I lavoratori di Fukushima che hanno disperatamente tentato di riportare i reattori sotto controllo hanno detto che si aspettano di morire presto per essere stati ripetutamente esposti ad alti livelli di radioattività. Ma c’è ancora gente che osa negare la pericolosità delle radiazioni, affermando che nessuno è mai stato danneggiato dalla radioattività !
(http://www.telegraph.co.uk/news/world)

– Val la pena rammentare che le autorità sanitarie ci ammoniscono da alcuni decenni sul pericolo mortale rappresentato dalle radiazioni solari. Invece le ricadute di Fukushima sarebbero magari inoffensive ? Vogliono farci credere che soltanto il sole è pericoloso, non la fusione delle barre di carburante nucleare.. Strana politica di salute pubblica…

Mike Adams
Fonte: http://www.naturalnews.com
Link: http://www.naturalnews.com/031923_Fukushima_meltdown.html
1.04.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ABATTAGLINO ⁃

Posted by: thenonexistentknight | March 31, 2011

IL GIAPPONE ALLE PRESE CON L’ETA’ BUIA DEL 21ESIMO SECOLO

Di BARBARA DEMICK
Los Angeles Times/

Il primo incontro della stagione di baseball giapponese è stato rinviato di modo che le persone non sprechino benzina per andare a vedere le partita. Quando la stagione partirà sul serio, la maggior parte degli incontri in notturna sarà anticipata al pomeriggio per non dissipare l’elettricità. Non ci saranno inning supplementari.

I tabelloni elettronici, icone di Tokyo, sono stati spenti. L’immondizia si sta accatastando in molte città del Nord perché i mezzi non hanno benzina, gli edifici pubblici non sono riscaldati, le fabbriche sono chiuse, in larga parte a causa dei continui blackout e perché gli impiegati non possono andare al lavoro con i serbatoi delle auto vuoti.
Questo è quello che accade nel 21esimo secolo, quando un paese tecnologicamente sofisticato ha un ammanco di energia. Il terremoto dell’11 marzo e lo tsunami hanno trascinato una larga parte del Giappone in un’epoca buia che potrebbe proseguire anche per un anno.

“E’ talmente buio da avere paura… Per la mia generazione, è impensabile avere carenza di elettricità”, ha detto Naoki Takano, 25 anni, un venditore con la coda di cavallo alla Tower Records nel distretto di Shibuya, usualmente illuminato a giorno dalla luce del neon.

Il magazzino ha spento gli ascensori e un mega-schermo che diffondeva video musicali fino a tarda notte: Takano si aspetta che questa situazione duri fino all’estate.

La crisi energetica del Giappone proviene da due fronti: le esplosioni alla centrale nucleare Daiichi a Fukushima e la chiusura di altri impianti nucleari di proprietà della Tokyo Electric hanno ridotto la fornitura di elettricità alla capitale di circa il 30%.

Nove raffinerie di petrolio sono rimaste danneggiate, incluso quella di Chiba, nei pressi di Tokyo, che si è incendiata in modo spettacolare, creando così una carenza di benzina e di combustibile per il riscaldamento. Le code alle stazioni di servizio nella parte settentrionale di Honshu, la principale isola del Giappone, si estendono per miglia. Circa il 30% delle stazioni di servizio nella zona di Tokyo sono chiuse perché non hanno niente da vendere.

Gli economisti dicono che è difficile analizzare se tutto ciò sia la conseguenza di effettive scarsità o delle corsa all’accaparramento.

“Siamo vicini a ritornare alla capacità di fornitura di carburanti precedenti al terremoto, ma abbiamo notizie che la domanda è due o tre volte superiore al normale”, riferisce Takashi Kono che fa parte della divisione di programmazione al dipartimento per le risorse naturali e i carburanti del Ministero dell’Economia. “Con tutta questa domanda, per forza siamo davanti a una mancanza di carburante.”

Gli analisti dell’energia si aspettano che la crisi del petrolio si allenti nelle settimane a venire quando gli impianti riapriranno e il panico della corsa agli acquisti scemerà. Le carenze di elettricità, comunque, è probabile che durino per mesi e potrebbero peggiorare se la temperatura aumentasse e la gente accendesse i condizionatori d’aria. Asahi Shimbun, un quotidiano di Tokyo, giovedì ha riportato le parole di un ignoto dirigente in pensione della Tokyo Electric, che serve 28 milioni di utenti, che suggerisce come i blackout a rotazione potranno durare un anno.

L’elettricità è l’argomento principe dei discorsi in città. I lettori dei giornali sono continuamente informati degli orari dei ciclici blackout. Molti cinematografi sono chiusi, le compagnie hanno spento le luci superflue e le pubblicità, e hanno limitato l’uso degli ascensori ed accorciato l’orario di esercizio degli impianti.

Fino ad ora, la carenza di benzina sta sconvolgendo sia la vita quotidiana che i soccorsi.

Ad Akita, 280 miglia a nord di Tokyo, le poche stazioni di rifornimento rimaste aperte hanno delle code lunghe più di un chilometro e mezzo. Tutta quest’attesa sembrerebbe non valere la pena, ma la gente vuole la benzina per le emergenze, ad esempio per sfuggire dalle zone contaminate dalle emissioni.

La mancanza di benzina per i mezzi addetti alle consegne ha aggravato la mancanza di prodotti-chiave, quali latte, pane, batterie, carta igienica e acqua minerale. Alcune delle persone rimaste senza casa a causa del terremoto o dello tsunami hanno l’auto, ma non possono usarla, mentre i parenti, che altrimenti sarebbero venuti in loro soccorso, non hanno il carburante per raggiungere le zone costiere. Le persone che cercano di sfuggire alle pericolose fuoriuscite dell’impianto nucleare di Fukushima non sono in grado di farlo, perché i loro mezzi non sono provvisti di carburante..

In tutto il Giappone, una folla partecipe si è data da fare per aiutare le vittime del terremoto con vestiti, coperte e cibo. Ma non c’è modo di distribuire gli aiuti alle vittime. Le carenze di elettricità saranno ancora più difficile da colmare. Oltre ai danneggiamenti dei reattori nucleari e a due impianti di produzione di energia distrutti dal terremoto, la rete energetica in Giappone è spaccata in due, una particolarità che determina l’impossibilità del Sud di fornire energia al Nord in difficoltà.

Sul diamante del baseball, la Pacific League giapponese, in cui milita una squadra vicino Sendai nei pressi dell’epicentro del terremoto, ha posticipato l’apertura della stagione al 12 aprile per permettere la ricostruzione degli impianti e la conservazione dell’energia. La Central League ha ritardato il debutto per quattro giorni, fino al 29 marzo. Entrambe sono dell’intenzione di evitare partite notturne e inning supplementari.

Se si può trovare un lato positivo alla crisi, gli analisi prevedono che ci sarà uno sforzo per migliorare l’efficienza e la conservazione dell’energia.

“Diventerà un mondo differente”, sono le parole di David Von Hippel, un analista energetico del ‘Nautilus Institute for Security and Sustainability’. Egli ha previsto che l’incidente nucleare di Fukushima porterà l’opinione pubblica del Giappone contro l’energia nucleare e questo provocherà una maggior impegno a favore dell’efficienza energetica: “E’ stato fatto veramente un bel lavoro nel migliorare l’efficienza dopo i due shock petroliferi del 1974 e del 1979, ma dal 2000, la curva è rimasta quasi piatta”, . Con l’energia due volte più cara che negli Stati Uniti, il Giappone è leader mondiale nella produzione di elettrodomestici ad alta efficienza, ma le case sono spesso male isolate e le luci sono tenute accese fino a tardi per scopi pubblicitari.

“Si vedono tutte questi distributori automatici accesi da mezzanotte alle 7 del mattino”, riferisce ancora Von Hippel.

Yoko Ogata, 68 anni, di Akita, ha detto che i giovani giapponesi dovranno prendere lo spunto dalla generazione che si ricorda delle privazioni della Seconda Guerra Mondiale: “I ragazzi giovani pensano che sia tutto garantito… Non sanno come affrontare le scarsità così come abbiamo dovuto fare noi.”

Le conseguenze del disastro hanno motivato le giovani generazioni a intraprendere iniziative; gli studenti dell’università Meiji Gakuin a Tokyo hanno organizzato una campagna informativa che suggerisce di andare a letto presto per risparmiare elettricità. “Luci spente alle 21!”, scrivono gli studenti su Mixi, un sito di social network molto popolare in Giappone, “Se andiamo a letto tre ore più tardi, e lo facciamo tutta la settimana, tutto ciò porterebbe a un risparmio di 21 ore, quasi un giorno intero di elettricità, e quell’energia potrebbe così essere redistribuita.”

Barbara Demick
Fonte: http://seattletimes.nwsource
Link: http://seattletimes.nwsource.com/html/nationworld/2014616863_quakenergy28.html
27.03.2011

Posted by: thenonexistentknight | March 29, 2011

Ci sono i sottotitoli

Posted by: thenonexistentknight | March 29, 2011

Affogando nel debito…

FONTE: ENDOFTHEAMERICANDREAM.COM

Un antico proverbio, spesso ripetuto anche ai giorni nostri, è quello secondo cui si finisce sempre col raccogliere ciò che si è seminato. Ora, il governo degli Stati Uniti semina debiti da decenni ed i nostri politici hanno tentato incessantemente di assicurarci che andrà tutto bene. Ebbene, niente andrà bene. La verità è che il governo statunitense sta letteralmente affogando nel debito. In questo istante, il debito complessivo del governo è di 14 223 730 274 180,80 di dollari (1). E’ un debito così grande da sfuggire a qualsiasi tentativo di comprensione. E’ anche un debito assolutamente impossibile da saldare con il nostro attuale sistema finanziario. Un giorno il peso di questo debito farà collassare completamente l’economia globale. La sola cosa che impedisce che ciò accada è la nostra abilità nel prendere in prestito ancor più soldi.

Per il momento, il governo degli Stati Uniti è ancora capace di prendere in prestito enormi somme di denaro a bassissimi tassi di interesse. Ciò ci permette di sconfiggere deficit di bilancio incredibilmente enormi. Per esempio, l’amministrazione Obama stima che il deficit di bilancio federale per quest’anno fiscale sarà un record assoluto 1.65 trilioni di dollari (1650 miliardi, ndr) (2).

Tutto questo prendere in prestito permette all’economia statunitense di mantenere un falso livello di prosperità, almeno per ora. Ma stiamo lavorando con tempo preso in prestito. Il governo ha preso in prestito circa il 43% (3) di quel che spenderà quest’anno. Non può andare avanti all’infinito.
Una debole minoranza dei nostri politici a Washington D.C. vuole tenere il debito sotto controllo, ma la realtà è che ciò non sarebbe semplice perfino se a Washington D.C. ci fosse la volontà politica di farlo. Se volessimo far quadrare il bilancio federale, oggi, dovremmo eliminare il 43% della spesa.
Così facendo, non collasserebbe soltanto l’economia statunitense, ma l’intera economia globale.

Ma se continuiamo ad aggiungere debito a questo passo, l’eventuale collasso sarà di gran lunga peggiore.

Siamo davvero tra l’incudine ed il martello.

Le nostre scelte sono intenso dolore economico ora, od ancor peggiore dolore poi.
A questo punto, sembra assolutamente impossibile ottenere un bilancio che quadri col sistema attuale.

L’ufficio di gestione e bilancio della Casa Bianca stima che la spesa federale obbligatoria (in gran parte per titoli) supererà il totale delle entrate dell’anno fiscale (4). Nel 2008, il governo federale avvisò che ciò poteva accadere a 50 anni da adesso. Invece sta accadendo proprio ora.

Capite cosa significa? Significa che se eliminassimo l’intera spesa discrezionale (compreso l’intero dipartimento di difesa) avremmo ancora un deficit di bilancio federale.

Si, il governo degli Stati Uniti sta davvero affogando nel debito. Gestire un deficit di bilancio di 1.65 trilioni di dollari è un suicidio finanziario nazionale.

Gran parte degli americani non riescono neanche a concepire quanti siano 3 trilioni di dollari.

Se foste stati vivi alla nascita di Gesù e aveste speso 1 milione di dollari al giorno da allora, non avreste ancora speso un trilione di dollari ad oggi. Ciò spiega quanto sia difficile spendere un trilione di dollari.

Se usciste oggi e incominciasse a spendere 1 dollaro al secondo, ci mettereste oltre 31 000 anni (5) per spendere un trilione di dollari.

A meno che gli Stati Uniti non facciano ricorso alla stampa di denaro, stile Zimbawe, la verità è che non ci sono abbastanza soldi per saldare il debito nazionale anche se volessimo.

Se il governo federale cominciasse in questo istante a ripagare il debito nazionale al tasso di un dollaro al secondo, ci metterebbe più 440 000 anni (6) per saldarlo.

State cominciando a capire in che razza di guaio siamo?
A volte è utile provare a vederla a livello personale. Avete mai accumulato un capitale su una carta di credito? Può essere molto divertente uscire a spendere tutti quei soldi, ma alla fine il giorno della resa dei conti arriva. Bene, a livello nazionale abbiamo vissuto alla grande per decenni. E’ stato un gran party. Ma ora la festa volge al termine e si avvicina il gran giorno della resa dei conti.

Se dividete il debito nazionale in equamente tra i capifamiglia statunitensi, ognuno sarebbe debitore della sconcertante cifra di 125,475.18 dollari. (7)
E così avete da parte 125 mila dollari per pagare la vostra quota?

Purtroppo, invece di vedersela con questa situazione, i nostri politici hanno pigiato al massimo l’acceleratore del debito.

Durate i primi 2 anni in carica di Obama, il governo statunitense ha aggiunto al debito nazionale più di quanto si sia fatto nei primi 100 anni di governo bicamerale. (8)
Wow. Questo è un risultato assoluto.

Ma la gente non è stata messa in guardia da questo per decenni? Si che lo è stata. Il debito nazionale era un problema enorme quando si candidò Ronald Reagan nel 1980. A quei tempi i nostri politici promisero di far qualcosa per il debito che stava esplodendo.

Non andò molto bene. Il debito nazionale degli Stati Uniti è oltre 14 volte maggiore di quello del 1980.(9)

Ma non siamo ancora caduti nel precipizio. o no? C’è una qualche possibilità di uscire indenni da questa situazione?

No, non c’è. Il debito è davvero un cattivo padrone, ed è solo questione di tempo prima che il disastro finanziario colpisca.

La seguente dichiarazione è stata recentemente pubblicata da un lettore di nome “Bob” sul sito Economic Collapse(10):
Il genere di problema del debito attuale che gli Stati Uniti affrontano mi ricorda una situazione simile in cui si trovava un mio amico nella metà degli anni novanta. Aveva una carta di credito. Superò il limite di spesa. Ordinò un’altra carta di credito da un altro istituto di prestito per saldare la sua carta di credito sfondata. Continuò ad utilizzare la NUOVA carta di credito finché superò il limite di spesa anche con essa. Così uscì e ordinò un’altra carta di credito da un altro istituto di prestito e cominciò il procedimento daccapo. Alla fine, quando fu definitivamente archiviata la bancarotta, aveva 8 carte di credito in rosso ognuna di 40 000 dollari, un’ipoteca sulla casa e sull’auto e tutte le altre cose necessarie per vivere. Quando fu tutto finito non si ritrovò niente e viveva in una roulotte e successivamente divorziò da sua moglie per avergli tenuto segreto il tutto. Non finirà bene per gli Stati Uniti continuando così.
L’unico modo per far si che il gioco vada avanti è che gli Stati Uniti siano capaci di prendere in prestito un trilione di dollari di cui hanno bisogno ogni anno per posticipare il pagamento del debito e finanziarne uno nuovo. In ogni caso, ci sono segnali che le nostre fonti di prestito si stiano prosciugando.

Il Giappone è il secondo titolare estero maggiore del debito statunitense, ma a causa del recente disastro che ha colpito la nazione, non compreranno altro debito nell’immediato futuro. Infatti, liquideranno probabilmente molto del debito che già posseggono. Il Giappone attualmente possiede circa 882 miliardi di dollari (11) di obbligazioni del Tesoro statunitense e sta probabilmente per liquidarne gran parte in modo da finanziare la ricostruzione della nazione. Inoltre, alcuni dei “pezzi grossi” nel settore dei bond stanno uscendo dal debito di governo. Per esempio, PIMCO, il più grande fondo obbligazionario del mondo intero, ha recentemente reso nota l’uscita dalle tesorerie statunitensi. (12)

Che non è una buona notizia per le finanze del governo.
Un recente articolo pubblicato su Business Insider rivela che PIMCO è uscita dalle tesorerie statunitensi molto, molto velocemente.

La società di investimenti PIMCO, il più grande venditore di obbligazioni a livello mondiale, ha recentemente svelato che il suo maggiore fondo di investimento comune, il “Pimco Total Return Fund”, ha ridotto i suoi titoli di garanzia di governo dal 12% al niente assoluto.

La PIMCO vede guai all’orizzonte?
Probabilmente.

La verità è che chiunque con un briciolo di cervello sarebbe capace di vedere guai all’orizzonte per le finanze del governo.
Con il governo degli Stati Uniti che affoga in un tale debito, l’unico modo per la riserva federale di evitare il collasso è di stampare in maniera costante e crescente somme di denaro sempre più alte, e per il governo statunitense di prendere in prestito in maniera costante e crescente sempre più alte somme di denaro.
PIMCO ed altri vedono l’orribile inflazione all’orizzonte e non torneranno ai bond di governo fino a che i tassi di interesse non diverranno molto, molto più alti.

Ma quando i tassi di interesse sul debito di governo si alzano, significa che gli interessi sul pagamento del debito saliranno alle stelle.
Che confusione.
Non c’è modo che le cose vadano bene.

Forse la cosa più triste è quel che stiamo facendo ai nostri figli ed ai nostri nipoti.
Gli stiamo accollando il più grande debito nella storia dell’umanità e stiamo completamente distruggendo il loro futuro economico.
Non è un crimine?
Se foste al loro posto, cosa provereste per l’attuale generazione con quello che gli sta facendo?
Eravamo la nazione più ricca, la più prosperosa del pianeta. Non dovevamo indebitarci. Non dovevamo accendere un mutuo sul futuro per amore del presente.
Ma è quel che abbiamo fatto. Ora stiamo completamente affogando nel debito.

Siamo intrappolati in un buco nero del debito che sta per ingoiare tutta la ricchezza e la prosperità che ci hanno tramandato le passate generazioni.
Vergogna, America. Le cose non dovevano andare così.

Fonte: http://endoftheamericandream.com
Link: http://endoftheamericandream.com/archives/drowning-in-debt
21.03.2011

Traduzione a cura di FRANCESCO NACCHIA per http://www.comedonchisciotte.org

NOTE

1- http://www.treasurydirect.gov/NP/BPDLogin?application=np
2 – http://theeconomiccollapseblog.com/archives/barack-obamas-budget-for-2012-a-complete-and-total-joke
3 – http://www.businessinsider.com/how-to-tell-when-the-debt-crisis-gets-serious-2011-3
4 – http://www.weeklystandard.com/blogs/mandatory-spending-exceed-all-federal-revenues-fiscal-year-2011_554659.html
5 – http://endoftheamericandream.com/archives/debt-debt-debt-15-facts-about-u-s-government-finances-that-are-almost-too-crazy-to-believe
6 – http://endoftheamericandream.com/archives/debt-debt-debt-15-facts-about-u-s-government-finances-that-are-almost-too-crazy-to-believe
7 – http://theeconomiccollapseblog.com/archives/17-national-debt-statistics-which-prove-that-we-have-sold-our-children-and-grandchildren-into-perpetual-debt-slavery
8 – http://www.cnsnews.com/news/article/gov-t-has-borrowed-2966055-household-oba
9 – http://www.cnsnews.com/news/article/111th-congress-added-more-debt-first-100
10 – http://www.treasurydirect.gov/govt/reports/pd/histdebt/histdebt_histo4.htm
11 – http://theeconomiccollapseblog.com/
12 – http://www.treasury.gov/resource-center/data-chart-center/tic/Documents/mfh.txt
13 – http://theeconomiccollapseblog.com/archives/should-we-be-alarmed-that-the-biggest-bond-fund-in-the-world-has-dumped-all-of-their-u-s-treasury-bonds

Posted by: thenonexistentknight | March 29, 2011

Perchè nessuno di Wall Street è finito in prigione?

DI MATT TAIBBI
rollingstone.com

I truffatori finanziari hanno messo a terra l’economia mondiale, ma la FED si muove più per proteggerli che per perseguirli.

Tra un drink e l’altro, in una noiosa e nevosa serata a Washington il mese scorso, un ex investigatore del Senato scoppiò a ridere mentre finiva di sorseggiare la sua bibita.

“Tutto è finito a carte quarantotto, e nessuno va in prigione” disse. “Ecco il succo della storia. Al diavolo, non c’è bisogno di aggiungere niente altro. Basta questo”.

Misi giù il taccuino. “Solo questo?”

“Esattamente” aggiunse, mentre chiedeva il conto alla cameriera. “Tutto è finito a carte quarantotto, e nessuno va in prigione. Può concludere l’articolo a questo punto”.

Nessuno va in prigione. Ecco il vero mistero dell’era della crisi finanziaria, un’era che ha visto praticamente tutte le più importanti banche e istituzioni finanziarie di Wall Street invischiate in osceni scandali che hanno impoverito milioni di persone e, in totale, hanno distrutto centinaia di miliardi, anzi triliardi, di dollari di ricchezza mondiale. E nessuno è finito in prigione. O per meglio dire, nessuno tranne Bernie Madoff, le cui vittime, guarda caso, sono state altre persone ricche e famose.

Gli altri, tutti gli altri, sono restati liberi. Non uno solo dei dirigenti alla testa delle società che hanno messo a punto l’operazione e ne hanno approfittato durante il boom finanziario fasullo – una truffa di portata industriale che ha significato la vendita massiccia di titoli ipotecari falsamente valutati – è mai stato incriminato. I loro nomi sono oramai conosciuti anche dal più distratto consumatore medio americano di notizie: società come AIG, Goldman Sachs, Lehman Brothers, JP Morgan Chase, Bank of America e Morgan Stanley. In massima parte questi nomi hanno direttamente partecipato all’elaborata frode e al susseguente furto. Bank of America ha mentito su miliardi elargiti in bonus. Goldman Sachs si è astenuta dallo spiegare ai clienti come aveva messo assieme il meccanismo di ipoteche tossiche che stava vendendo. Peggio ancora, molte società avevano dirigenti aziendali le cui azioni sono costate miliardi agl’investitori: da Joe Cassano, responsabile derivati della AIG, che proprio pochi mesi prima dell’implosione della sua unità, aveva garantito agl’investitori che non avrebbero perso “nemmeno un dollaro”, a Dick “The Gorilla” Fuld, ex responsabile della Lehman, che opportunamente omise di dichiarare i 263 milioni di dollari in compensi. Nessuno di loro ha trascorso anche un solo giorno dietro le sbarre.

I legislatori e i giudici federali hanno invece permesso che le banche e società finanziarie che avevano cercato di distruggere l’economia mondiale si tirassero fuori dai guai con transazioni ben orchestrate: archiviare le azioni in cui le società erano state coinvolte dietro pagamento di multe pateticamente basse e senza nemmeno essere obbligate ad ammettere di aver agito male. Per aggiungere la beffa al danno, quelli che hanno realmente commesso gli atti criminali non pagano praticamente mai le multe di tasca propria; le banche sorprese a defraudare i propri azionisti spesso usano i soldi degli azionisti stessi per chiudere le pendenze con la giustizia. “Se le accuse sono vere” ha dichiarato Jed Rakoff, un giudice federale del Southern District di New York “i dirigenti se la stanno cavando a buon prezzo, coi soldi presi dalle tasche delle vittime”.

Per capire a fondo le conseguenze di tutto ciò, bisogna riflettere con attenzione sull’efficacia delle multe come castigo per imputati, tra gl’individui più ricchi al mondo, che hanno semplicemente chiesto alle proprie società di pagare le multe al loro posto. E, all’inverso, bisogna anche considerare a quale potente deterrente contro ulteriori comportamenti truffaldini lo Sto sta rinunciando per non aver provare a questa gente tanto speciale l’esperienza del carcere. “Schiaffate Lloyd Blankfein in un carcere duro per sei mesi e vedrete come queste stronzate finiranno, in tutta Wall Street” ha dichiarato un ex assistente del Congresso. “Basterebbe questo. Solo una volta”.
Ma non è successo. Perché l’intero sistema creato per controllare e regolamentare Wall Street è fottuto.
Chiedetelo a tutti quelli che hanno tentato di fare la cosa giusta.

Ecco come dovrebbe funzionare il sistema normativo di Wall Street. Tanto per cominciare, esiste una gigantesca lista di agenzie pubbliche o semipubbliche che sorvegliano ostensibilmente l’andamento economico, un denso manipolo di normatori bancari, assicurativi, azionari – ad esempio FED, FDIC, OCC e CFTC – oltre a sedicenti “organismi di autoregolamentazione” come la New York Stock Exchange. Tutte costoro devono per legge avviare le opportune indagini per mettere in luce i crimini finanziari, anche se nessuna dispone di poteri giudiziari.

La più importante agenzia federale che si occupa di Wall Street è la Securities and Exchange Commission. La SEC sorveglia reati quali l’insider trading o le cosiddette “violazioni della trasparenza” – in pratica controlla che tutte le informazioni finanziarie che le aziende quotate debbono rendere pubbliche corrispondano alla realtà. Ma la SEC non ha poteri giudiziari, quindi quando decide che qualcuno dovrebbe finire in carcere non può fare altro che trasmettere il caso al Dipartimento della giustizia. E siccome la quasi totalità dei crimini finanziari avvengono in Lower Manhattan, gl’incartamenti trasmessi dalla SEC finiscono spesso sul tavolo del procuratore generale per il Southern District di New York. Il procuratore generale – un ruolo ricoperto da eclatanti personaggi quali Robert Morgenthau e Rudy Giuliani – e il direttore della SEC responsabile dell’applicazione della normativa vengono dunque considerati i due principali poliziotti che vigilano su Wall Street.

Il rapporto tra SEC e Dipartimento della Giustizia è ovviamente molto stretto, quasi simbiotico. Dal momento che combattere i crimini finanziari richiede un elevato livello di conoscenze finanziarie, e che il tipico agente FBI ossessionato da droga e terrorismo non riesce nemmeno a svolgere tutti i suoi compiti e meno ancora ad occuparsi di problemi legati agli strumenti finanziari, il Dipartimento della Giustizia finisce col dipendere totalmente dall’armata di oltre 1100 analisti che passano il tempo scavando tra numeri e dati. In teoria si tratta di un meccanismo ben oleato: il miliardario di Wall Street Asshole commette una serie di frodi, il NYSE lo scopre e allerta la SEC, la SEC prepara un dossier sul caso e lo trasmette alla Giustizia, e la Giustizia porta via Asshole dal Nobu in una lucente auto della polizia e gli offre 36 mesi di ginnastica, lavori manuali e hamburger in una prigione statale.

Così dovrebbero andare le cose. Ma è più che evidente che quando si tratta di Wall Street, il sistema giudiziario non solo evita di punire i criminali finanziari ma si è trasformato in effetti in un efficientissimo sistema per proteggerli. La realtà non ha niente a che vedere con la politica o le ideologie: funziona indipendentemente da chi o da quale partito è al potere. Per capire come funziona il meccanismo bisogna risalire di almeno un decennio indietro, quando un caso di frode finanziaria dopo l’altro veniva perseguito con estrema lentezza, o non lo era affatto, a causa di una burocrazia statale troppo spesso in sintonia con i colpevoli. La sconvolgente pratica di non applicazione della normativa nei confronti di Wall Street è così radicata a Washington da far nascere seri dubbi sulla reale natura della nostra società: abbiamo forse creato una classe sociale i cui crimini non vengono più percepiti come tali, indipendentemente dalla loro stessa natura? SEC e Dipartimento della Giustizia si sono trasformati in una strana specie di chirurghi sociali al servizio di una classe che non può finire in prigione, e invece di amministrare giustizia e castighi si occupano di allontanare e rimuovere ogni responsabilità penale dagli accusati.

La sistematica assenza di norme ha frustrato anche i più decisi legislatori del paese. Lynn Turner, ex capocontabile della SEC, scoppia a ridere all’idea che la giustizia si fermi quando arriva a Wall Street. “Penso che siate partiti da una premessa sbagliata: che esista un organismo responsabile dell’applicazione della normativa per Wall Street” dice.

Nella struttura gerarchica della SEC, il capocontabile svolge un ruolo fondamentale nel denunciare i comportamenti fraudolenti e le violazioni della trasparenza. Turner rinunciò all’incarico una decina di anni orsono, quando uno dei casi più significativi venne vanificato dalla burocrazia della SEC. Nei tardi anni ’90 l’agenzia aprì una procedura, poi rapidamente chiusa, sulla catena di negozi Rite Aid, che stava utilizzando diabolici trucchi contabili. Ma invece di agire rapidamente per bloccare queste frodi la SEC parcheggiò il caso su un binario morto. “L’ufficio di Filadelfia non fece assolutamente nulla per oltre un anno” ricorda Turner “Lo stesso comportamento dell’ufficio di New York nei confronti di Madoff”. Il caso Rite Aid languì per anni, fino a quando non morì di morte naturale. Lo stesso successe in un altro caso che lasciava presagire il disastro dell’Enron. L’agenzia scoprì che il fabbricante Sunbeam stava usando lo stesso genere di trucchi contabili per nascondere sistematicamente le proprie perdite agl’investitori. Ma alla fine la SEC si limitò a condannare il direttore generale dell’azienda, Al “Chainsaw” Dunlap — universalmente considerato uno dei peggiori truffatori della storia finanziaria americana – a una multa di 500.000 dollari (secondo le stime dell’epoca, i guadagni netti di Dunlap ammontavano a 100 milioni di dollari) e al divieto di dirigere in futuro un’azienda pubblica (cosa che lo obbligò ad andare in pensione con appena 99,5 milioni di dollari). Dunlap passò il resto del tempo a raccoglie gli utili del suo libro di memorie Mean Business.

La passività nei confronti del comportamento scorretto di Wall Street divenne sempre più grave dopo le dimissioni di Turner, con casi che languivano per anni o dormivano in un cassetto. L’esempio più noto è forse quello di Gary Aguirre, un analista finanziario della SEC che venne estromesso dopo essersi interrogato sulle ragioni della mancata denuncia per insider-trading di John Mack, ora presidente della Morgan Stanley e uno dei più potenti banchieri statunitensi.

Aguirre, entrato nella SEC nel settembre 2004, venne incaricato di esaminare una denuncia per insider-trading contro Art Samberg, una figura di primo piano nei fondi speculativi. Senza analisi o discussioni previe, Samberg aveva improvvisamente cominciato a comprare grandi quantità di azioni di una società chiamata Heller Financial. “Sembrava come se un giorno Art Samberg si fosse svegliato e una voce dall’oltretomba gli avesse detto di cominciare a comprare Heller” ricorda Aguirre “E non si limitava a comprare azioni, c’erano giorni in cui tentava di comprarne in quantità tre volte superiore a quelle commercializzate”. Poche settimane dopo la Heller venne comprata dalla General Electric, facendo guadagnare a Samberg 18 milioni di dollari.

Dopo aver scavato a fondo, Aguirre finì col concentrarsi su un sospetto che sembrava essere la probabile fonte dell’informazioni passate a Samberg: John Mack, un suo amico intimo che si era appena dimesso da presidente della Morgan Stanley.

Una settimana dopo Mack volava in Svizzera per negoziare un posto di alta responsabilità con la Credit Suisse First Boston. Tra i clienti della banca d’investimenti c’era la Heller Financial. Non possiamo sapere con sicurezza quello che Mack apprese nel suo giro svizzero (un anno dopo dichiarerà di aver buttato gli appunti della riunione), ma sappiamo che non appena tornato in patria contattò il suo amicone Samberg. Il giorno dopo Mack entrò nell’affare Lucent, un favore che gli fece guadagnare più di 10 milioni di dollari. E alla riapertura dei mercati dopo il fine settimana, Samberg cominciò a comprare ogni azione Heller su cui riusciva a mettere le mani, proprio prima che l’azienda venisse comprata dalla GE… una tempistica alquanto sospetta che in pochi minuti gli fece guadagnare l’equivalente del salario annuo di Derek Jeter.

L’operazione sembrava un classico caso di insider trading. Ma nell’estate del 2005, quando Aguirre disse al suo superiore che prevedeva di convocare Mack, le cose cominciarono ad andare in modo bizzarro. Ad Aguirre venne detto che il caso non aveva molte possibilità di andare avanti, perché Mack aveva “potenti contatti politici” (la banca d’investimenti si era distinta nella raccolta di fondi per la campagna 2004 di George Bush e sarebbe stata fondamentale nella campagna 2008 di Hillary Clinton).

Aguirre cominciò a esser messo sotto pressione dalla Morgan Stanley, che stava cercando di riassumere Mack come direttore generale. In un primo tempo venne contattato da Eric Dinallo, uomo di contatto della banca per i problemi normativi ed ex assistente principale di Eliot Spitzer. Ma ben presto la Morgan Stanley si rivolse direttamente ai livelli gerarchici più alti. Tre giorni dopo un altro legale dell’azienda, Mary Jo White, parlò direttamente col direttore della SEC responsabile dell’applicazione della normativa. Con un gesto incredibile che venne più tardi censurato dagl’investigatori del Senato, il direttore si premurò di rassicurare White, etichettando il caso contro Mack come “tutto fumo e niente arrosto” (per inciso White era l’ex procuratore generale del Southern District di New York, uno dei poliziotti che dovevano sorvegliare Wall Street).

Fermatevi un momento a riflettere su quanto detto. Aguirre, un combattente della SEC, sta cercando d’interrogare un importante esecutivo di Wall Street (non per ammanettarlo o sequestrargli lo yacht, badate bene, solo per parlargli). Scopre che l’azienda sotto inchiesta è rappresentata non solo dall’ex aiutante di Eliot Spitzer ma anche dall’ex procuratore generale che sorvegliava Wall Street, che scavalca quattro livelli gerarchici della SEC per parlare direttamente col responsabile dell’applicazione della normativa. Non il superiore di Aguirre, ma il superiore del superiore del superiore del superiore. Nel frattempo Mack si faceva rappresentare da Gary Lynch, un ex direttore della SEC responsabile dell’applicazione della normativa.

Aguirre non aveva una sola possibilità. Un mese dopo essersi lamentato col suo superiore del fatto che gli era stato permesso di convocare Mack, venne improvvisamente licenziato senza motivo. L’accusa contro Mack venne immediatamente ritirata, le deposizioni archiviate e le convocazioni annullate. “Successe tutto talmente in fretta che avrei avuto bisogno di una cintura di sicurezza” ricorda Aguirre, che ha appena ricevuto dai suoi capi un rapporto estremamente elogiativo ed è stato indennizzato con 755.000 dollari dalla SEC per licenziamento ingiustificato.

Invece di perseguire Mack, la SEC si mise alla ricerca di un capro espiatorio da denunciare come complice di Samberg. Solo un anno più tardi l’agenzia si decise a convocare Mack, che respinse ogni addebito. La deposizione di 4 ore ebbe luogo il 1° agosto 2006, pochi giorni dopo che era scaduto il limite di 5 anni di perseguibilità per insider trading.

“A voler essere ottimisti, l’accaduto è un caso di applicazione della normativa estremamente lassista” affermeranno più tardi gl’investigatori del Senato “Nel caso peggiore, mostra chiari segni di depistaggio”.

Episodi di questo genere spiegano perché nei primi anni del secolo tanti dirigenti di Wall Street si sono sentiti incoraggiati a ignorare la normativa. Sempre più spesso anche i casi più lampanti di frode e d’insider trading sono finiti in un niente, e i dirigenti non sono praticamente mai stati incriminati. Nel 2003 Freddie Mac pagò 125 milioni di dollari dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver alterato i conto dei propri guadagni di 5 miliardi; nessuno finì in carcere. Nel 2006 Fannie Mae venne multata con 400 milioni di dollari, ma i dirigenti che avevano messo a punto tecniche contabili fraudolente per aumentare vertiginosamente i propri bonus non vennero incriminati. Quello stesso anno AIG pagò 1,6 miliardi dopo essere rimasta coinvolta in un enorme scandalo finanziario che porterà poi indirettamente al suo collasso, due anni più tardi; nessun dirigente del gigante assicurativo è stato però incriminato.

Comportamenti simili hanno preparato il terreno al crollo del 2008, quando Wall Street è finita in una catastrofica esplosione di frode e criminalità. Ancora una volta SEC e Dipartimento della Giustizia avevano mostrato una scarsissima voglia di perseguire i maggiori responsabili della catastrofe, anche se nelle due società la cui implosione ha fatto esplodere la crisi, Lehman Brothers e AIG, c’erano dipendenti che sarebbero stati ben felici di fornire le prove contro i dirigenti più importanti.

Nel caso della Lehman Brothers, la SEC aveva la possibilità, sei mesi prima del crollo d’indagare Dick Fuld, un uomo considerato dalla rivista Portfolio il peggior direttore generale di tutti i tempi. Una decina d’anni prima del crollo, un legale della Lehman di nome Oliver Budde stava riesaminando le dichiarazioni per delega della banca e scoprì un sistema di elusione che utilizzava RSU per consentire di nascondere decine di milioni di dollari dei compensi di Fuld. Budde segnalò ai superiori che l’uso da parte della Lehman delle RSU era quanto meno arrischiato, ma venne subito bloccato. “Capiamo le sue preoccupazioni” gli fu detto “ma lo stiamo facendo”. Disgustato da queste procedure, il legale lasciò la società nel.

Poi, solo pochi mesi dopo che Budde aveva lasciato la Lehman, la SEC cambiò le sue regole per obbligare le società a dichiarare con esattezza quanta parte del compenso i dirigenti avevano pagato in RSU. La SEC sembrava voler dire “Siamo stanchi di gente come voi che ci prende per il culo, vogliamo il quadro esatto di quanto guadagnate” afferma Budde. Ma invece di segnalare chiaramente 8 diversi RSU che Fuld aveva nascosto agl’investitori, la Lehman preparò una dichiarazione che era un capolavoro di cinismo legale. In una pagina un diagramma mostrava che Fuld aveva ricevuto un premio di 146 milioni di dollari in RSU, ma due pagine dopo una nota in caratteri piccolissimi dichiarava che il diagramma non indicava il valore reale, che sia detto per inciso era superiore di 263 milioni a quanto indicato. “Continuarono a prenderci per il culo ancora peggio di prima” dice Budde. (Lo studio legale che mise a punto il testo della nota in caratteri microscopici, Simpson Thacher & Bartlett, riceverà poi un lucrativo contratto federale per lavorare come consulente legale del programma TARP, Troubled Asset Relief Program).

Budde decise di andare avanti. Nell’aprile 2008 scrisse un dettagliato promemoria alla SEC sul caso delle azioni nascoste della Lehman. Poco dopo ricevette una lettera che cominciava con “Egregio
“Mi avevano messo da parte” dice Budde.
Nel corso dell’estate Budde cercò varie volte di contattare la SEC, ma venne sempre ignorato.
Infine, nella fatale settimana del 15 settembre 2008, quando Lehman Brothers crollò sotto il peso delle sconsiderate scommesse sul mercato dei subprime, Budde cominciò a preoccuparsi seriamente. Se il governo avesse tentato di far salvare la Lehman da un’altra società di Wall Street, come aveva fatto con la Bear Stearns, i contribuenti avrebbero dovuto pagare il conto per un’azienda con centinaia di milioni di dollari di compensi nascosti. Chiamò di nuovo la SEC, nel bel mezzo della crisi. “Vi ho dato un sacco di materiale. Dovreste proprio buttarci uno sguardo”.

Ma ancora una volta venne ignorato. Un giovane dipendente contattò Budde, e si fece rispedire una copia di tutti i promemoria. Budde non ebbe mai più notizie dall’agenzia.
“Fu come un Madoff a piccola scala” dice Budde. “Furono messi in guardia per sei buoni mesi. Avrebbero potuto fare qualcosa”.

Tre settimane dopo Budde fu scioccato nel vedere Fuld testimoniare dinanzi al House Government Oversight Committee e parlare di quanto era povero. “Non ho ricevuto nessuna buonuscita” si lamentò Fuld. Quando il repubblicano Henry Waxman, presidente del comitato, disse di credere che Fuld aveva messo da parte oltre 480 milioni di dollari, Fuld lo corresse e disse che a suo avviso la somma non superava i 310 milioni.

La cifra esatta era 529 milioni di dollari, calcolò Budde, che contattò gl’investigatori del Senato per segnalare che Fuld aveva mentito al Congresso, ma non ricevette alcuna risposta. Nel frattempo il Dipartimento della Giustizia ha mostrato chiaramente quali sono le sue priorità portando celermente avanti un’indagine su Roger Clemens, un giocatore di baseball in pensione, per aver mentito al Congresso a proposito dell’assunzione di steoridi. “Ma almeno Roger non ha fregato tutti” ha detto Budde, scuotendo la testa.

Fuld ha respinto ogni accusa di comportamento scorretto, ma i suoi compensi nascosti sono stati solo una goccia nell’oceano di frodi della Lehman. La banca d’investimenti ha usato un trucco contabile assurdo, chiamato “Repo 105” per far sparire 50 miliardi di dollari di prestiti dai libri contabili (avete capito bene, miliardi non milioni). Ma un anno dopo aver scoperto l’esistenza dei Repo 105 ancora nessuno è stato incriminato. Anche se c’è ancora del tempo per muovere accuse, corre voce che la SEC e il Dipartimento della Giustizia potrebbero non accusare la Lehman. Se la cosa risultasse vera e, non venisse incriminato nessuno in un caso talmente evidente (oltretutto la società è già fallita, il che significa che non può scaricare ulteriori perdite sugl’investitori o i contribuenti), beh allora sarebbe tempo di ammettere che la partita è persa.

Il più sorprendente caso non portato avanti, quello che veramente sfida le più elementari norme di giustizia per quel che concerne le supercanaglie di Wall Street, concerne l’AIG e Joe Cassano, ‘anima nera della crisi finanziaria. Come capo dell’AIGFP, la sussidiaria per i prodotti finanziari dell’AIG, nel 2007 Cassano ribadì pubblicamente a varie riprese che il suo portafoglio di derivati ipotecari non avrebbe “perso nemmeno un dollaro”, una esilarante falsa dichiarazione. ” Dio stesso non potrebbe gestire un portafoglio immobiliare di 60 miliardi di dollari senza perderne nemmeno uno”, dice Turner, ex capo contabile dell’agenzia. “Se la SEC non riesce a mettere in piedi un dossier contro l’AIG, allora farebbe meglio a chiudere bottega”.

Come nel caso Lehman, non solo gl’investigatori federali avevano un sacco di prove contro l’AIG, ma anche un testimone del modo di fare di Cassano, pronto a spifferare tutto. Nella sua qualità di contabile dell’AIGFP, Joseph St. Denis ebbe numerosi battibecchi con Cassano nell’estate 2007. All’epoca Cassano aveva già venduto circa 500 miliardi di dollari in derivati che avrebbero poi finito con l’esplodere, distruggere la più grande compagnia di assicurazioni al mondo e innescare il più grosso salvataggio governativo della storia USA a favore di una singola azienda. Cassano fece numerosi tragici errori, ma il più grave fu quello di ingaggiarsi in contratti che obbligavano l’AIG a spendere miliardi di dollari in collaterali in caso di riduzione del rating sul credito.

St. Denis non era al corrente delle clausole nei contratti di Cassano, scritte prima del suo ingresso nella società. Quel che sapeva era che Cassano s’infuriò quando St. Denis parlò con un contabile della casa madre sulla bomba a tempo montata da Cassano. St. Denis aveva appena finito di discutere per telefono con il suo corrispondente quando Cassano si precipitò nell’ufficio e cominciò ad urlare rimproverandogli di aver parlato con l’ufficio di New York. Poi annunciò che St. Denis era stato “deliberatamente escluso” da qualsiasi valutazione degli elementi tossici del portafoglio dei derivati, impedendo così al contabile di fare il suo lavoro. St. Denis rappresentava la trasparenza, e la trasparenza era l’ultima cosa di cui Cassano aveva bisogno.

Un’altra prova che c’era qualcosa di poco chiaro nel portafoglio dell’AIGFP si ebbe quando Goldman Sachs chiese alla società di pagare miliardi in collaterali, in base ai termini dei micidiali contratti di Cassano. Le “collateral calls” sono frequenti a Wall Street, ma raramente contro un partner d’affari apparentemente solvente come AIG. E quando succede, non vengono quasi mai pagate senza un’accanita resistenza. St. Denis fu quindi scioccato quando l’AIGFP accettò di sganciare a Goldman Sachs una montagna di soldi, pur contestando il ben fondato dei pagamenti, un segno che c’era qualcosa di decisamente marcio all’AIG. “Quando scoprii questa collateral call, dovetti letteralmente sedermi,” ricorda St. Denis “Quel giorno dovetti tornarmene a casa”.

Dopo che Cassano gli aveva impedito di valutare i contratti con derivati a St. Denis non restò altro da fare che dimettersi e cercarsi un nuovo lavoro. Ma qualche mese dopo apprese che nel dicembre 2007 Cassano aveva organizzato una riunione con gl’investitori, nel corso della quale l’AIGFP aveva nascosto il fatto di aver pagato 2 miliardi di dollari alla Goldman Sachs per le collateral call.
“Gl’investitori dunque non sapevano” concluderà più tardi la Financial Crisis Inquiry Commission “che i ricavi dell’AIG erano sovrastimati di 3,6 miliardi di dollari”.

“Ricordo di aver pensato che stavano ingannando la gente” afferma St. Denis “Io ero stato laggiù, ero al corrente delle collateral call”.

Un anno dopo il crollo, St. Denis scrisse una lettera sulle sue esperienze al House Government Oversight Committee, che stava indagando nel collasso dell’AIG, e incontrò gl’investigatori governativi, che stavano preparando un’accusa penale contro Cassano. Ma il caso non è mai arrivato in tribunale. Nel maggio scorso il Dipartimento della Giustizia ha confermato che non porterà avanti l’accusa contro i dirigenti dell’AIGFP. A Cassano, che aveva respinto ogni accusa di comportamento scorretto, venne comunicato che non era più sottoposto a indagini.

Qualche tempo dopo, Cassano si recò a Washington per testimoniare dinanzi alla Financial Crisis Inquiry Commission, nella sua prima apparizione in pubblico dopo il crollo. Non aveva dovuto restituire nemmeno un centesimo delle centinaia di milioni di dollari guadagnati vendendo pseudoassicurazioni sui contratti di mutui subprime. Ora, non più inquisito, in presenza della FCIC ebbe la faccia di bronzo di autoincensarsi per il proprio acume finanziario, affermando che in retrospettiva il suo portafoglio non era poi così mal strutturato, e aggiungendo “Penso che i portafogli stanno resistendo alla prova del tempo”.
“Gli offrirono un’eccellente opportunità di riscatto” ironizza St. Denis.

Alla fine, naturalmente, non furono solo i dirigenti della Lehman e dell’AIGFP a farla franca. Praticamente tutti i più importanti protagonisti di Wall Street si sono trovati coinvolti nello scandalo anche se i loro dirigenti sono rimasti a godersi il sole, senza essere incriminati o multati. L’anno scorso la Goldman Sachs ha pagato 550 milioni di dollari, quando è stata colta a frodare gl’investitori con mutui schifosi, ma nessun dirigente è stato multato o imprigionato, neppure Fabrice “Fabulous Fab” Tourre,

Un’altra grande azienda, la Bank of America, fu scoperta a nascondere 5,8 miliardi di dollari in bonus come parte dell’acquisizione della Merrill Lynch. La SEC cercò di lasciar fuori la banca con una multa di soli 33 milioni di dollari, ma il giudice Jed Rakoff respinse l’operazione come “simulazione di applicazione delle norme”, e l’agenzia fu obbligata a quintuplicare la multa, senza però richiedere alla Merrill o alla Bank of America un’ammissione di colpevolezza. A differenza dei processi penali, nei quali gli atti illegali vengono registrati e resi pubblici, gli accordi con Wall Street non richiedono quasi mai alle banche di fare dichiarazioni sugli avvenimenti, seppellendo per sempre le vicende. “Tutto ciò avviene a spese non solo degli azionisti, ma anche della verità” afferma Rakoff. Goldman, Deutsche, Merrill, Lehman, Bank of America … chi abbiamo lasciato fuori? Oh, c’è Citigroup, inchiodata per aver nascosto agl’investitori circa 40 miliardi di dollari di debiti. Nel giugno scorso, la SEC ha raggiunto un accordo con Citigroup per 75 milioni. Con una decisione piuttosto rara, ha anche multato due suoi dirigenti, l’ex direttore finanziario Gary Crittenden e il responsabile delle relazioni con gl’investitori Arthur Tildesley Jr. Le multe inflitte ammontano complessivamente a 180.000 dollari.

Durante l’intera crisi, in effetti, in un solo caso il governo ha agito con durezza contro i dirigenti di una grande banca, accusando due tipi della Bear Stearns di frode per un paio di fondi subprime tossici che nel 2007 distrussero l’azienda e defraudarono gl’investitori di oltre 1,6 miliardi di dollari. I giurati scoprirono uno scambio di email tra gl’imputati secondo cui “non c’è possibilità per noi di far soldi, mai” tre giorni prima di assicurare agl’investitori che “non ci sono motivi di credere che l’operazione sia un disastro”. Sta di fatto che il caso finì con un’assoluzione, e da allora il Dipartimento della Giustizia non ha trascinato in tribunale nessuna grande banca.

E questo ci porta a una domanda ovvia: perché diavolo no?

Gary Aguirre, l’investigatore della SEC che perse il suo lavoro quando scatenò l’ira di Morgan Stanley, pensa di conoscere la risposta.

L’anno scorso Aguirre seppe che il 12 novembre di sarebbe svolta all’Hilton di New York una conferenza sul rafforzamento delle leggi finanziarie. La lista dei partecipanti includeva circa 1500 tra i più importanti avvocati che rappresentano Wall Street, oltre ad alcuni tra i più importanti investigatori governativi della SEC e del Dipartimento della Giustizia.

La giustizia penale, quando si parla dei Goldman e dei Morgan Stanley di tutto il mondo, non è un avversario da combattere, con investigatori e farabutti faccia a faccia al posto di polizia e nell’aula del tribunale. È un cocktail party tra amici e colleghi che mese dopo mese e anno dopo anno continuano a passare da una parte all’altra della barricata. Alla conferenza dell’Hilton, normatori e avvocati delle banche si scambiarono complimenti in una serie di discorsi e gruppi di discussione, lontani dalla plebaglia. “Erano più a loro agio in questo ambiente” afferma Aguirre, che sganciò 2200 dollari per partecipare alla conferenza.

Aguirre vide un sacco di facce note: molti legislatori della SEC con cui aveva lavorato quando tentava d’indagare su John Mack, che aveva fatto sgusciar fuori un milione di dollari lavorando per la stessa società alla quale rilasciavano polizze. Non vide Paul Berger, il codirettore dell’applicazione delle norme che aveva censurato i suoi tentativi di convocare Mack (forse perché Berger era preso dal suo nuovo lucroso lavoro alla Debevoise & Plimpton, lo stesso studio legale che Morgan Stanley aveva usato per intervenire nel caso Mack). Vide invece Mary Jo White, l’ex procuratore ancora alla Debevoise & Plimpton. E vide Linda Thomsen, l’ex direttore della SEC che era stato di tanto aiuto alla White. Thomsen era passato a rappresentare Wall Street come partner della prestigiosa società Davis Polk & Wardwell.

C’erano anche due alti rappresentanti del governo: Preet Bharara, procuratore per il Southern District of New York, e Robert Khuzami, l’attuale direttore della SEC. Bharara era stato raccomandato per il posto che occupava da Chuck Schumer, il senatore prediletto da Wall Street. E sia lui che Khuzami avevano lavorato con Mary Jo White nell’ufficio del procuratore federale, prima che Mary Jo diventasse partner della Debevoise. E inoltre, quando lavorava come consigliere generale della Deutsche Bank, Khuzami era stato assunto da Dick Walker, ex direttore della SEC quando il caso di frode del Rite Aid era stato bloccato.

“Non era un giro di giostra” dice Aguirre. “Era una trottola. Ognuno di loro era passato alternativamente dal governo alle società private”.

Non si tratta di un piccolo episodio nell’applicazione della normativa finanziaria; negli ultimi dieci anni più di una dozzina di alti responsabili della SEC erano passati a lucrativi incarichi nelle banche di Wall Street o nei blasonati studi legali. I funzionari della SEC come Paul Berger e Linda Thomsen sono l’equivalente di giocatori di seconda divisione che aspettano il loro contratto in una squadra di prima divisione. Si può veramente pensare di indagare su una società finanziaria Street per poi restare esclusi quando un boss di Wall Street viene incolpato di insider trading? “Prendete uno di questo lavori” dice Turner “e siete a posto per tutta la vita”.

A posto e felice. Le battute tra oratori nella conferenza di New York ci dicono tutto quello che c’è da sapere sul livello di amicizia e mutua ammirazione che esiste tra questi supposti avversari. A un certo punto della conferenza, Mary Jo White presentò Bharara, il suo vecchio amico dell’ufficio del procuratore. “Per cominciare, voglio dirvi quanto sono felice di essere qui” rispose Bharara. Rivolgendosi a White aggiunse “Hai plasmato noi tutti. Sono quasi 11 anni che Mary Jo White mi chiamava per chiedermi se volevo diventare assistente procuratore. Grazie dottor Frankenstein”.

Poi, parlando alla folla di stimati avvocati di Wall Street, Bharara fece un’interessante battuta. “Voglio fermarmi un momento per applaudire tutto lo staff della SEC per le cose strabilianti che hanno fatto negli anni passati. Hanno reso grandi servigi al paese, alla comunità finanziaria, e non dimentichiamo il lavoro che hanno dato a voi avvocati”.
La battuta suonò ironica in una conferenza di avvocati milionari. Ma il meglio venne quando Khuzami, il direttore della SEC per l’applicazione delle norme, parlò di “un’iniziativa di cooperazione” da poco pubblicizzata dall’agenzia, che offriva incentivi ai dirigenti che avessero segnalato frodi di cui erano stati testimoni o autori. Da oggi in poi, aveva detto Khuzami, i legali come quelli cui si stava dirigendo avrebbero potuto sapere, prima di andare avanti, se i loro clienti di Wall Street sarebbero stati incriminati dal Dipartimento della giustizia semplicemente contattando la SEC.

“Cercheremo di dare risposte personalizzate” annunciò Khuzami “come ad esempio se il caso presenta risvolti criminali o no, in modo da fornire al consiglio di difesa il massimo possibile d’informazioni per decidere se accettare o no il cliente”.

Ascoltando insieme agli altri, Aguirre non riusciva a credere alla sfacciataggine di Khuzami. Il direttore della SEC per l’applicazione della normativa stava in sintesi dicendo che società come Goldman Sachs, AIG e Lehman Brothers sarebbero state in grado di usare la SEC come intermediaria tra loro e il Dipartimento della giustizia, negoziando il pagamento di ammende per sfuggire alla prigione. Khuzami delineava un sistema in quattro tappe che avrebbe consentito a banche e dirigenti di pagarsi la libertà. “Dapprima SEC e Wall Street si accordano sull’ammontare dell’ammenda da pagare. Poi il Dipartimento della giustizia s’impegna a rinunciare all’incriminazione, e l’interessato a questo punto sa di essere salvo. Successivamente viene pagata la multa alla SEC. E infine il Dipartimento della giustizia chiude la pratica” spiega Aguirre.

Quando ho chiesto a un ex investigatore federale spiegazioni sulla correttezza di un direttore in funzione della SEC che dichiara apertamente di voler aiutare lo studio legale degl’incriminati a “trovare risposte” sullo stato dei casi penali, non mi voleva credere. E quando gli ho mandato la trascrizione dell’intervento mi ha detto “Sono estremamente sorpreso per la dichiarazione di Khuzami, che mi sembra contraria alle procedure in uso e molto negativa”.

All’inizio del mese, il senatore Chuck Grassley ha avuto conoscenza delle parole di Khuzami e ha inviato una lettera alla SEC ricordando che lo stesso manuale operativo della SEC proibisce non solo di fornire notizie ma anche di comunicare agl’imputati il numero telefonico del Dipartimento della giustizia. “Qualora lo studio legale o l’imputato chiedano quale ufficio del Dipartimento contattare” si legge nel manuale “lo staff deve rifiutarsi di rispondere, se non espressamente autorizzato dall’ufficio ministeriale”. SEC e Dipartimento della giustizia negano che in questa nuova politica ci sia qualcosa di scorretto. “Collaboriamo con la SEC, ma non veniamo consultati quando risolvono il loro casi” ha dichiarato a gennaio l’assistente procuratore generale Lanny Breuer dinanzi al Congresso “Agiscono in modo del tutto indipendente.”

Più o meno mentre Breuer testimoniava al Congresso, veniva però alla luce che, prima della ridicola multa di 75 milioni di dollari inflitta dalla SEC a Citigroup, Khuzami aveva ordinato allo staff di usare la mano leggera con i suoi più alti dirigenti. Secondo quanto detto in una lettera inviata all’ufficio del senatore Grassley’, Khuzami aveva avuto “senza avvertirne il suo staff, una conversazione segreta con un eminente avvocato della difesa, suo buon amico”. La lettera anonima, apparentemente inviata da un investigatore della SEC che lavorava al caso, spinse l’ispettore generale a lanciare un’indagine.

I fatti delineano un quadro malsano di un sistema chiuso e corrotto, un circolo infinito di amici che assicura un approccio collegiale alla politica dell’alta finanza. Ancora prima che cominci la corruzione, lo stato è bloccato dalla realtà economica: applicare la normativa a Wall Street richiede grandi capacità professionali, ma le banche si garantiscono un notevole vantaggio assumendo i migliori cervelli. Budde, l’ex avvocato della Lehman, afferma che la migrazione di tutti i migliori avvocati verso i migliori studi legali, mentre “il 20% più basso viene assunto dalla SEC”. E questo rende difficile all’agenzia riuscire a scoprire le macchinazioni legali, ad esempio lo schema per nascondere i 263 milioni di dollari di compenso a Dick Fuld’s.

“Un tale squilibrio non è certo divertente” conclude Budde.

Ma indipendentemente da tutto ciò, il sistema è falsato dall’insanabile miscuglio di ricchezza e potere. Se nella SEC o nel Dipartimento della giustizia spunta qualche talento, prima o poi salta su uno di quei consistenti contratti NBA. E, all’inverso, i quadri delle grande corporazioni si prendono un periodo sabbatico e abbandonano il loro fastoso stile di vita per passare uno o due anni nel servizio governativo. Molte nomine sono inevitabilmente prese dagli eterni lacchè di Wall Street, come Chuck Schumer, che ha accettato 14,6 milioni di dollari a titolo di contributo da Goldman Sachs, Morgan Stanley e altri importanti protagonisti dell’industria finanziaria o degli studi legali.

E cosa si può dire sul presidente Obama? La Goldman Sachs è stato il sostenitore privato numero uno della sua campagna, ha messo a capo del suo staff di transizione economica un dirigente Citigroup, ed ha da poco nominato come nuovo capo dello staff un dirigente della JP Morgan Chase, proprietario di 7,7 milioni di dollari di azione della Chase. “Il voltafaccia di Obama è incredibile, non riusciamo a crederci” dice Budde, compagno di classe del presidente alla Columbia. “Ci sta veramente prendendo tutti per il culo? Si tratta proprio di un tizio della JP Morgan, no?”

Questo non significa che l’era Obama abbia messo fine alla legalità. Al contrario, negli ultimi anni l’amministrazione ha destinato enormi somme dei fondi federali per dare la caccia ai delinquenti, di un certo tipo: l’anno scorso il governo ha deportato 393.000 persone, con una spesa di 5 miliardi di dollari. Dal 2007, le denunce per reati gravi legati all’immigrazione lungo la frontiera messicana sono cresciute del 77%, quelle per reati non gravi del 259%. Il mese scorso, in Ohio, una ragazza madre che aveva indicato una falsa residenza per poter mettere i suoi figli in una scuola migliore è stata condannata a 10 giorni di carcere per frode da un giudice, che si è rifiutato di rilasciarla considerata “la gravità del reato”.

I conti son presto fatti: immigranti illegali 393.000, madri bugiarde 1, banchieri zero. E la cosa si spiega: per vincere le elezioni bisogna dare addosso a chi può finire in prigione. Si costruiscono prigioni e le si riempie di gente che ha venduto borse contraffatte o rubato un riproduttore di CD. E quelli che hanno rubato miliardi di dollari e hanno costretto alla bancarotta milioni di persone? Non è un crimine; basta che dicano di essere dispiaciuti e sono a posto. Beh, un momento; non costringiamoli a dire che sono dispiaciuti. Sarebbe troppo: diamogli un pezzo di carta con un timbro statale che li esima dal dover chiedere scusa e appioppiamogli un piccola multa. Ma non obblighiamoli a pagare di tasca propria, e soprattutto non parliamo dei soldi che hanno sottratto. Lasciamo che si godano il crimine collettivo (135 miliardi di dollari in stipendi e benefici accessori, solo l’anno scorso).

Lo scoglio mentale, per la maggioranza degli americani, è che i crimini finanziari non sembrano reali: non vedete i colpevoli agitare pistole in un negozio di liquori o trascinare una ragazza nei cespugli. Ma le frodi finanziarie sono peggio dei furti ordinari. Sono crimini elaborati con un semplice e cinico calcolo dai cervelli di persone che già sono ricche e già profittano di tutti i possibili vantaggi sociali: rubiamo tutto quello che vogliamo e lasciamo che le vittime cerchino la strada per reclamare i loro soldi. Stanno attaccando le basi stesse della proprietà, che dopo tutto dipende in parte da un sistema giuridico che difende senza pregiudizi le affermazioni di proprietà. Quando la definizione diventa sfumata o condizionata l’intero sogno americano si allontana sempre più dalla realtà.

Matt Taibbi
Fonte: http://www.rollingstone.com
Link: http://www.rollingstone.com/politics/news/why-isnt-wall-street-in-jail-20110216
16.02.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org acura di CARLO PAPPALARDO

Posted by: thenonexistentknight | March 27, 2011

Paul Root Wolpe: It’s time to question bio-engineering

Posted by: thenonexistentknight | March 27, 2011

Lybia: una missione umanitaria

Il Progetto Grande Fiume Artificiale Libico, 1 Settembre 2010

…Nel 1960 durante un’esplorazione petrolifera nel profondo sud del deserto Libico, vaste riserve di acqua di alta qualità furono scoperte sotto forma di falde acquifere. …
…In Libia ci sono quattro grandi bacini sotterranei, e cioè il bacino di Kufra, il bacino di Sirte, il bacino di Morzuk e quello di Hamada, di cui i primi tre messi insieme contengono una riserva di 35.000 chilometri cubi di acqua. Queste vaste riserve offrono una quantità quasi illimitata di acqua per il popolo libico.
Il 1 ° settembre segna l’anniversario della apertura della fase principale del Progetto Grande Fiume Artificiale Libico. Questo schema acquifero incredibilmente enorme e di successo e` praticamente sconosciuto in Occidente, tuttavia rivaleggia e addirittura supera tutti i nostri progetti di maggior sviluppo. Il leader dei cosiddetti paesi avanzati, gli Stati Uniti d’America si rifiuta di riconoscere il Fiume Artificiale Libico. L’Occidente si rifiuta di riconoscere che un paese piccolo, con una popolazione non più di quattro milioni di persone, possa costruire qualcosa di così grande senza prendere in prestito un solo centesimo da parte delle banche internazionali.
Il popolo della Libia, sotto la guida del loro leader, il Colonnello Muammar Gheddafi, ha avviato una serie di studi scientifici sulla possibilità di accedere a questo vasto oceano di acqua dolce. In principio si era presa in considerazione l’idea di sviluppare nuovi progetti agricoli vicino alle sorgenti d’acqua, nel deserto. Tuttavia, ci si rese conto che in scala necessaria a fornire i prodotti per l’autosufficienza, ci sarebbe voluta un’enorme organizzazione di infrastrutture. Oltre a questo, sarebbe stata necessaria una maggiore ridistribuzione della popolazione della fascia costiera. L’alternativa fu quella di “portare l’acqua alla gente”.

Nell’ottobre del 1983, fu creata l’ Autorità del Grande Fiume Artificiale e investita della responsabilità di prendere acqua dalle falde acquifere, nel sud, e convogliarla con i mezzi più economici e pratici per l’uso, prevalentemente per l’irrigazione, nella fascia costiera libica.
Nel 1996 il Progetto Grande Fiume Artificiale aveva raggiunto una delle sue fasi finali, lo sgorgare d’ acqua dolce non inquinata nelle case e nei giardini dei cittadini della capitale della Libia, Tripoli. Louis Farrakhan, che prese parte alla cerimonia di apertura di questa importante fase del progetto, descrisse il Grande Fiume Artificiale come “un altro miracolo nel deserto”. Parlando alla cerimonia di inaugurazione ad un pubblico che includeva libici e molti ospiti stranieri, il Colonnello Gheddafi disse che il progetto “ era la più grande risposta all’America…che ci accusa di avere a che fare con il terrorismo”.

Il Grande Fiume Artificiale, il più grande progetto di trasporto d’acqua mai intrapreso, e` stato descritto come “ottava meraviglia del mondo”. Trasporta più di cinque milioni di metri cubi al giorno alle aree costiere attraverso il deserto, incrementando enormemente la quantità di terra coltivabile. Il costo totale del grandioso progetto dovrebbe superare i 25 miliardi di dollari (USA).
Composto da una rete di tubi interrati per eliminare l’evaporazione, di quattro metri di diametro, il progetto si estende per 4.000 km all’interno del deserto. Tutto il materiale è progettato e prodotto localmente. Acqua sotterranea è pompata da 270 pozzi profondi centinaia di metri in serbatoi che alimentano la rete. Il costo di un metro cubo di acqua è pari a 35 centesimi. Il metro cubo di acqua desalinizzata è di $ 3,75. Gli scienziati stimano la quantità d’acqua equivalente al flusso di 200 anni di acqua del fiume Nilo.
L’obiettivo del popolo libico arabo, incarnato nel progetto del Grande Fiume Artificiale, è quello di rendere la Libia una fonte di ricchezza agricola, in grado di produrre cibo ed acqua adeguati al proprio fabbisogno e di dividerli con i Paesi confinanti. In breve, il Fiume è letteralmente il “buono pasto” per l’autosufficienza della Libia.
Autosufficienza?!? Non è assolutamente ammissibile. Ai bankster non piace per niente.
Questo progetto è stato in opera per molti anni. Ne avevate mai sentito parlare? Noi no, fino ad oggi.
“Acqua Fossile” Sotterranea in Esaurimento, National Geographic, Maggio 2010 . La Libia da` il via al Grande Fiume Artificiale, di Marcia Merry, pubblicato nell’ Executive Intelligence Review, Settembre 1991 .
Una cerimonia di gala si è svolta in Libia a fine agosto, in cui i leader libici hanno “aperto il rubinetto” del Grande Fiume Artificiale, il progetto di conduttura/viadotto d’acqua progettato per portare milioni di litri d’acqua da sotto al deserto del Sahara, a nord fino alla regione del Bengasi, sulla costa mediterranea. L’inaugurazione ha segnato la fine della Fase 1 del progetto, che si prevede sarà completato nel 1996.
In base al gigantesco sistema, l’acqua viene pompata da falde acquifere sotto il Sahara, nella zona meridionale del Paese, dove risorse idriche sotterranee si estendono fino all’Egitto ed al Sudan. Poi l’acqua viene trasportata dalle condutture in cemento armato fino alle destinazioni a nord. La costruzione della la prima fase cominciò nel 1984 e costò circa 5 miliardi di dollari. Il progetto completo potrebbe ammontare a 25 miliardi di dollari. Esperti sud coreani di costruzioni costruirono le enormi condutture in Libia, utilizzando alcune delle tecniche più moderne. La prodezza ingegneristica prevede la raccolta di acqua da 270 pozzi nella zona centro-est della Libia, ed il loro trasporto attraverso circa 2.000 km di condotti fino al Bengasi ed il Sirte. Il nuovo “fiume” trasporta 2 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Al suo completamento, il sistema coinvolgerà 4.000 km di tubature, e 2 acquedotti di circa 1.000 km. A partecipare alle celebrazioni d’apertura del fiume artificiale sono stati dozzine di capi di stato arabi ed africani e centinaia di altri diplomatici e delegazioni straniere. Tra di essi vi erano il presidente egiziano Hosni Mubarak, re Hassan del Marocco, il capo del Sudan, gen. Omar El Beshir, ed il presidente del Gibuti Hassan Julied.
Il colonnello Muammar Gheddafi ha detto ai partecipanti: “Dopo questo risultato, le minacce americane contro la Libia raddoppieranno…. Gli Stati Uniti inventeranno scuse, [ma] la vera ragione sarà quella di fermare questo risultato, per mantenere il popolo libico oppresso”. Gheddafi ha presentò il progetto davanti alla folla esultante quale dono al Terzo Mondo.
Mubarak parlò alla cerimonia e sottolineò l’importanza regionale del progetto. Gheddafi ha fatto appello ai contadini egiziani affinché andassero a lavorare in Libia, dove ci sono solo 4 milioni di abitanti. La popolazione dell’Egitto e` di 55 milioni di abitanti, sovraffollati in zone ristrette lungo il fiume Nilo e la regione del delta. Negli ultimi 20 anni, i progetti idrici di miglioramento previsti per l’Egitto, che potrebbe fornire più acqua e più ettari di terreni agricoli e residenziali, sono stati ripetutamente sabotati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, e gli interessi finanziari anglo-americani alle loro spalle.
Nel 1970, Gheddafi espulse molte famiglie egiziane dalla Libia, ma negli ultimi mesi I due paesi sono diventati nuovamente uniti. Ci sono piani di costruire una ferrovia per facilitare i viaggi da uno all’altro. C’è anche una commissione permanente tra il Sudan e la Libia per l’integrazione dell’attività economica.
Oltre il 95% della Libia è occupato dal deserto, e le nuove risorse idriche possono creare migliaia di ettari di terre agricole irrigate. Al momento, circa l’ 80% della produzione Agricola del paese viene dalle regioni costiere, dove le falde acquifere locali sono state eccessivamente sfruttate, e vi sono infiltrazioni di acqua salata. Il Grande Fiume Artificiale risolverà questo problema. L’acqua che ora scorre sopperirà ai bisogni domestici ed industriali del Bengasi e del Sirte. Ma i funzionari libici hanno in mente di utilizzare l’ 80% del flusso complessivo per irrigare vecchie fattorie, e bonificare alcune terre deserte. Poiché il 20% delle importazioni della Libia sono prodotti alimentari, le forniture espanse di acqua sono un mezzo per raggiungere una maggiore autosufficienza. Il Progetto del Grande Fiume Artificiale ed i suoi obiettivi vanno contro gli schemi di controllo idrico sanciti dalla Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale. Queste istituzioni hanno bloccato i lavori si altri “grandi progetti” come il Canale di Jonglei – l’enorme fossato progettato come canale diritto sul Nilo Bianco superiore, nel Sudan meridionale. Il Canale di Jonglei, rimasto incompiuto ed abbandonato, al momento, avrebbe prosciugato paludi, aiutato l’agricoltura, i trasporti, le risorse energetiche e la sanità, ed ampliato il flusso del fiume Nilo fino all’Egitto. La Banca Mondiale e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti stanno supportando un “Summit sull’acqua nel Medio Oriente” che avrà luogo in Turchia il prossimo novembre, con lo scopo di promuovere solo progetti politicamente favoriti come gli impianti di desalinizzazione in Arabia Saudita, e le carenze d’acqua altrove.
I circoli di Londra e Washington furono furiosi per l’inaugurazione del nuovo progetto idrico libico. Il Financial Times londinese mosse critiche al progetto da Angus Henley del londinese Middle East Economic Digest. Il canale, disse, è il “progetto prediletto di Gheddafi. Egli vuole essere visto come qualcosa di diverso dal flagello d’occidente”. Il Financial Times chiamo` il progetto “l’utopia” di Gheddafi, affermando che i critici possono provare ammirazione per l’ingegneria coinvolta, “Ma considerano il sogno come un monumento alla vanità, che ha poco senso economico in un paese dove il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite considera il 94.6% del territorio una landa desertica desolata”.
Se è stata la vanità a motivare il progetto, almeno quella del capo di stato libico viene incanalata verso la produttività, in questo caso, che è più di quello che si può dire dei leader della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.

La mappa etnica della Libia da Arthur Zbygniew

Fonte: http://poorrichards-blog.blogspot.com/
Link: http://poorrichards-blog.blogspot.com/2011/03/virtually-unknown-in-west-libyas-water.html
Traduzione per http://www.comerdonchisciotte.org a cura di FEY

 

Posted by: thenonexistentknight | March 26, 2011

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